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Attualità. Diritto allo studio a prescindere dalla diagnostica, la lotta di Valentina Ilacqua

Valentina Ilacqua

ROMA. Nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti hanno celebrato nei giorni scorsi il diritto allo studio contro ogni filiera diagnostica. Presente all’evento anche la barcellonese Valentina Ilacqua, che attualmente sta seguendo un master all’INPEF. Durante il congresso la giovane siciliana ha fornito la personale testimonianza di una grande vittoria da lei raggiunta con sacrificio e determinazione. Una vittoria sulle etichette che sono appiccicate ai bambini e ai ragazzi, oggi più frequentemente, nel mondo della scuola e che sono indicate come DSA, i disturbi specifici dell’apprendimento. Etichette che sono poi destinate ad accompagnarli per sempre, segnandoli nel loro percorso scolastico e sociale. “Non basta più garantire l’istruzione -ha sottolineato Valentina Ilacqua- ma è necessario anche la possibilità di trasformare il sapere in competenze. Apprendimento vuol dire proprio questo, accesso al sapere, che molte volte è negato quando un ragazzo è definito dislessico, disgrafico, discalculo e gli è negato il diritto all’apprendimento perché si mettono in atto delle procedure che lo etichettano come problematico, escludendolo dalla classe, esonerandolo dal percorso didattico previsto per i compagni e applicandogli i cosiddetti Piani Didattici Personalizzati. Tutto ciò, inevitabilmente, incide a livello psicologico, demoralizzando il giovane, scoraggiandolo”.

Quello che la dottoressa Ilacqua propone è un tipo di didattica efficace appropriata per portare alla luce le capacità e le attitudini di ogni bambino o ragazzo, che nell’apprendere hanno i propri tempi da rispettare e la propria intelligenza da valorizzare. La dislessia, la disgrafia, la discalculia non sono una malattia, non prevedono diagnosi (che dal 2010 sono aumentate notevolmente), ma sono delle difficoltà di apprendimento che necessitano di metodologie più appropriate. “Il mio obiettivo -conclude- è quello di dare voce a chi non ha voce”.