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ATM, Croce paga anche i creditori. Dura lettera dei sindacati

I lavoratori ATM durante il presidio di ottobre in Comune

I lavoratori dell’ATM sono indietro di due stipendi e mezzo e della tredicesima, ma il Comune decide di pagare anche i fornitori.

Posizione tutto sommato legittima, visto che anche le ditte che forniscono materiale e servizi hanno dipendenti da pagare a fine mese, ma che non piace ai segretari generali di Filt Cgil Pino Foti, Fit Cisl Enzo Testa e Uiltrasporti Silvio Lasagni, che hanno inviato una nota molto dura al commissario straordinario del Comune di Messina Luigi Croce, con la quale chiedono la convocazione immediata di un tavolo per avviare un percorso a tappe forzate, all’interno del quale ciascun soggetto si assuma le proprie responsabilità.

“L’azienda è ormai palesemente al collasso, con soli 17 bus e 7 tram in circolazione e intere zone della città letteralmente dimenticate dal servizio di trasporto pubblico -scrivono Foti, Testa e Lasagni- da Croce ci aspettiamo una strategia che finalmente intervenga a riconvertire azienda e lavoratori e che torni a programmare un servizio di trasporto pubblico fissando in almeno 100 i mezzi in circolazione”.

I sindacati sollecitano anche la convocazione di un  tavolo tra le parti per definire insieme una strategia risolutiva per l’Azienda Trasporti.

“Nonostante le nostre richieste ufficiali -incalzano i tre dirigenti sindacali- lei si è limitato, come il suo predecessore, a corrispondere all’ATM il dodicesimo di bilancio previsto mensilmente e ad anticipare un milione di euro per far fronte al credito vantato dalla ditta Ventura.

E’ chiaro che i debiti vanno onorati ma, come avevamo fatto notare, anche quelli dei lavoratori sono tali e poiché con la Ventura sarebbe bastato transigere e rateizzare il debito, sarebbe stato sicuramente più opportuno valutare le diverse sofferenze e corrispondere quanto dovuto ai lavoratori, superando finalmente questa iniqua discriminazione tra i dipendenti delle partecipate”.

A Croce i sindacati rimproverano di avere condannato i lavoratori ad avere anche in futuro un arretrato di tre stipendi e mezzo a causa della riduzione delle risorse disponibili, insufficienti a fronteggiare i debiti aziendali.

“Questa strategia è vecchia ed abusata -dichiarano ancora Foti, Testa e Lasagni- ed è quella che ha portato i dipendenti ATM ad essere i figli poveri del “sistema Comune”, la città a privarsi del servizio di trasporto pubblico e gli amministratori ad assolversi la coscienza continuando a mettere pezze. Se non si erogano gli stipendi ed al contempo non si interviene per cambiare l’azienda, il semplice pagamento di un debito, con i soldi che spettano ai lavoratori, risulterà logicamente inutile ed il servizio sempre più caro per la città.

Non crediamo che anche lei voglia lasciare le cose come le ha trovate e che pensi che quel residuo di trasporto pubblico possa essere messo a totale carico delle maestranze, ma in circolazione in città ci sono 17 autobus e 7 tram e l’unico sforzo che purtroppo constatiamo è fatto, anche se legittimamente, nei confronti di un’azienda creditrice.

Dire ai lavoratori che non percepiscono i loro stipendi perché con quei soldi si pagano i creditori di una azienda al collasso, ne converrà, è aberrante. Il

problema non sta nel tenere in vita ciò che resta dell’ATM, ma nel restituire a Messina il servizio di trasporto pubblico, operando quelle modifiche necessarie e da troppo tempo rinviate.

Dopo aver superato lo scoglio del bilancio 2012 ed aver fortunatamente scongiurato il dissesto, il Comune di Messina è chiamato a compiere urgentemente quelle scelte che non possono attendere fino al momento dell’insediamento della nuova amministrazione.

Anche se il prestito di 40 milioni ottenuto dalla Regione Siciliana sarà rateizzato, i tagli alle risorse degli enti locali imposti dalle manovre economiche obbligheranno comunque ad una razionalizzazione della spesa e quindi dei servizi, i cui livelli potranno essere mantenuti non solo con la necessaria lotta all’evasione, ma anche e soprattutto con l’eliminazione degli sprechi e con l’indispensabile ottimizzazione dei costi.

La dettagliata analisi della Corte dei Conti, inviata anche alla Procura della Repubblica già lo scorso 21 novembre, traccia un quadro piuttosto chiaro delle responsabilità operate dalla proprietà comunale nel lasciare in questa condizioni la partecipata. Ma a parte questo, da tempo l’azienda è incapace di reagire e non conosce nemmeno l’ammontare dei debiti maturati e maturandi. Ciò non solo impedisce qualsiasi normale programmazione, ma fa si che ogni mese per mantenere un servizio sempre più ridotto si sia costretti a scegliere tra stipendi e fornitori.

Da anni le voci in bilancio per l’azienda sono insufficienti, ma lo sono sproporzionalmente proprio per il grande e crescente gap che esiste nel rapporto tra i costi ed i servizi resi”.

Nella lettera inviata a Croce, i sindacati sottolineano come continuare a parlare del rapporto tra i 598 dipendenti ed i pochissimi mezzi in circolazione sia strumentale visto che poco meno della metà dei dipendenti è impegnato in servizi diversi dal trasporto e un centinaio sono per lo più a carico della Regione Siciliana.

“Senza il superamento di questi ostacoli -aggiungono ancora Foti, Testa e Lasagni- il Comune di Messina sarà destinato, proprio nel momento in cui vede diminuire le sue risorse, a pagare un prezzo sempre più caro per avere servizi sempre più scadenti e ridotti. Tentare, come fatto in passato, di limitarsi a proporre la semplice liquidazione dell’azienda è ridicolo. Servirebbe solo a peggiorare la situazione perché oltre al costo del trasporto pubblico, che qualcuno dovrà comunque svolgere, il peso dei debiti derivanti dalla chiusura dell’attività si riverserebbe immediatamente, insieme al maturato del TFR, sulle casse comunali e sulle tasche dei messinesi.

La scelta, tra l’altro obbligata, resta quindi ancora una volta tutta in mano alla proprietà ed alla capacità di questa di impiegare ogni centesimo non per continuare a tappare buchi, ma per restituire alla città un servizio di almeno 100 autobus, riconvertendo azienda e lavoratori,  aumentando utenza e quindi chilometri e relativi risorse regionali, inglobando nuove attività. Perseguendo insomma l’obiettivo dell’aumento delle entrate per una conseguente riduzione dei trasferimenti comunali.

Diciassette autobus e 7 tram indicano che siamo molto al di sotto del livello di guardia, che una buona parte della città è privata di un fondamentale diritto e che occorre intervenire immediatamente procedendo a ripristinare la dotazione di mezzi necessari.

Questo compito non può essere delegato ad altri perché spetta per intero all’amministrazione ed al consiglio comunale, che oggi per interloquire con il Governo Regionale non ha più bisogno dell’intermediazione di altre sedi istituzionali, ma solo di concreta volontà”.