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Amedeo II di Savoia e il tessitore Carlo Porco

Vittorio Amedeo II di Savoia

Come premesso nell’ultima puntata di Gran Mirci, oggi la nostra rubrica aprirà una finestra  su un evento meno importante della storia cittadina, ma senza dubbio più singolare e sconosciuto. Come accennato una settimana fa, numerosi furono gli incontri tra Amedeo II di Savoia ed il popolo messinese, avvenuti tra il giugno e l’agosto del 1714, periodo che il re piemontese passò interamente nella nostra città. Uno di questi, però, merita di essere raccontato più degli altri per la sua spontaneità. Secondo le fonti, l’episodio a cui ci riferiamo avvenne il 20 giugno del 1714, lungo la via del Dromo, importantissima arteria della Messina pre-terremoto.

Più o meno nella zona dell’incrocio tra le attuali via XXIV maggio e via Sant’Agostino lavorava uno dei più noti setaioli della città, Carlo Porco. Il re sabaudo, durante le sue affollate passeggiate per Messina (aveva alle calcagna buona parte delle corte e qualche guardia personale), si trovò ad ammirare le macchine della seteria e, dopo aver chiesto informazioni sull’attività, espresse il desiderio di visitare l’officina.

La richiesta mise in agitazione il setaiolo messinese e la sua anziana madre ma, ovviamente, il tintore acconsentì a ricevere la più alta carica del Regnum Siciliae, Ierusalem et Cyprus. La cronaca di questa improvvisata visita si trova perfino nei famosi Annali dello storico Caio D. Gallo: “Un giorno ritrovandosi di passaggio alla casa di Carlo Porco, tintore molto ricco, il quale avea alcune officine da filar seta, allo strepito delle quali il Re fermossi, ed informatosi di ciò che

fosse, volle entrare per vederle. Vivea allora la madre dell’accennato tintore d’età di centodiciassette anni, la quale ricordava la venuta in Messina del principe Filiberto di Savoja vicerè di Sicilia, e così vecchia e decrepita volle l’onore di avvicinarsi al re e di baciargli la mano; il che le fu accordato con molta affabilità, ammirando il Re l’età avanzata di quella donna. In memoria di che fece Carlo Porco murare la porta dell’officina per la quale entrò il Re in casa sua, ed ivi pose un’iscrizione lapidaria con le armi reali di Savoja, le quali dopo furono tolte via nella mutazione del governo nel 1718, e fu posta di dentro”.

Quello che oggi definiremmo “curioso siparietto” tra Amedeo II di Savoia e l’anziana madre di Carlo Porco fece immediatamente il giro di Messina, proiettando il già conosciuto setaiolo agli onori del passaparola cittadino. Stando ad altre fonti, inoltre, il re s’intrattenne per qualche minuto con l’anziana, la quale gli raccontò la venuta a Messina del famoso avo del sovrano, quell’Emanuele Filiberto di Savoia che fu vicerè di Sicilia dal 1622 ed il 1624, uno dei pochissimi governanti dell’Isola a non essere spagnolo o siciliano. Le testimonianze dell’incontro lasciano a noi posteri un discreto alone di dubbio sulla loro veridicità, non tanto per l’incontro tra la madre del tintore e l’avo del re (la donna avrebbe avuto 26 anni quando, nel 1623, Emanuele Filiberto visitò Messina) ma per la veneranda età della signora, già difficilmente raggiungibile nella nostra epoca, figuriamoci nel diciottesimo secolo.

La firma di Caio Domenico Gallo, comunque, ci dà un’ampia garanzia su questo singolare episodio. Ogni tanto, anche gli inavvicinabili e divini sovrani del ‘700, acconsentivano ad ascoltare i racconti di una vecchina del popolo messinese.