Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Altolia e gli scout

Marcella De Luca
“Venite, sono arrivati gli scout!”. Con queste parole la popolazione di Altolia accoglieva, nei giorni immediatamente successivi all’alluvione del primo ottobre 2009, un gruppo di volontari del Gruppo Agisci Messina 2 della Parrocchia di San Licandro. Lontani da ogni aneddotica sui boyscout questo gruppo di uomini e donne in calzoni corti e con le camicie azzurre, abituati a fare i capi di bambini, ragazzi e giovani, dopo 24 ore dal disastro, si presenta al Centro Operativo della Protezione Civile per «semplicemente mettersi a servizio, dare una mano -ci racconta Marcella De Luca, capogruppo scout- senza che avessimo chiara la situazione nel suo complesso».

Li mandano ad Altolia. Non l’hanno scelto né l’hanno proposto, ma si sono trovati in quello che in quel momento era il paese meno sotto i riflettori delle tv e dei soccorsi, che si concentravano su Giampilieri, il cuore del dramma. «I cittadini si sentivano abbandonati -ci spiega Marcella- non era salito ancora nessuno a portare soccorsi in maniera strutturata e non avevano la possibilità di comunicare: erano praticamente isolati!». Si inizia a distribuire acqua e cibo e soprattutto ad ascoltare nelle voci e negli occhi di bambini e vecchi il peso di una tragedia traumatizzante.

Nei giorni che vanno dal disastro allo svolgimento dei funerali delle vittime in cattedrale, le radioline che la Protezione Civile ha affidato agli scout sono l’unico mezzo di comunicazione con il centro operativo. «Segnalavamo richieste di intervento medico, elencavamo i beni di prima necessita da acquistare per i bisogni più immediati, e nel giorno dei funerali abbiamo provveduto alla cena». Le parole di Marcella De Luca si riempiono di consapevolezza per un servizio svolto di cuore e d’istinto ma che per gli abitanti di Altolia ha rappresentato

una risposta e modello di organizzazione. Non a caso «dopo quei giorni i ragazzi del paese, avendo acquisito le modalità e lo schema di lavoro, prenderanno in mano la situazione rendendo sempre più superflua la nostra presenza”.

Il soccorso gentile degli scout diventerà, nei giorni successivi al disastri, valvola di sfogo per i cittadini di Altolia. Quando le autorità attaccheranno sui muri i provvedimenti di sgombero, come freddi editti di manzoniana memoria, toccherà ai capi dell’Agesci ascoltare le lacrime di chi non voleva lasciare la propria casa e spiegare il senso di un’ordinanza che nella sua gravità conteneva la precauzione di non continuare a persistere in una situazione di rischio.

«La paura l’abbiamo percepita anche noi -ci racconta ancora la capogruppo del Messina 2- non tanto durante la notte dopo i funerali, quando abbiamo pernottato nell’oratorio della chiesa parrocchiale, ma quando una mattina, saliti a stilare la lista della spesa per le famiglie, siamo stati bloccati per un paio d’ore perché era scattata l’emergenza e non potevamo muoverci». In quel momento il panico dei bimbi, delle mamme e degli anziani del paese contagia anche i due scout. La piccola Giuditta, una bimba con cui nei giorni precedenti avevano giocato e ballato insieme,  allora dice “vedi Marcella che è brutto quando piove, mi ricorda quella notte”. Certe lacrime, non si possono dimenticare.

Dopo i primi giorni, pieni e concitati, gli scout del Messina 2 manterranno per un intero anno la propria presenza ad Altolia. Ogni venerdì, infatti, insieme ai giovani del gruppo, i capi raggiungevano il villaggio organizzando attività di animazione e svago per i bambini attraverso il gioco e la musica. «In quest’occasione -conclude Marcella- ho percepito nel profondo cosa vuol dire, senza alcuna retorica, essere utile a qualcuno». E come spesso accade di fronte alle tragedie più grandi della storia dell’uomo, sul terreno, accanto alle ferite e alle lacrime resta solo una parola “grazie” che spesso si muove in senso inverso dal luogo comune.

Domenico Siracusano

Attore e osservatore dei fenomeni sociali e politici, scrive da quando i giornali di quartiere erano di carta e si credeva che un bell’articolo di analisi potesse smuovere le coscienze e forse le montagne. Nel 1997 fu il primo a parlare di casta e gettoni di presenza, beccandosi minorenne una querela, poi ritirata, da un consigliere di Quartiere. Affianca la scrittura all’organizzazione di viaggi con il CTS. Un giorno scriverà di luoghi e destinazioni lontane e sarà un inviato specialissimo.