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Allarme rosso: in arrivo da Roma in Sicilia un’ondata coatto-chic

Nella Roma attanagliata da una crisi che neanche i saldi riescono a risollevare più di tanto, una sola insegna resiste impavida al clima generale di débâcle economica: una catena di negozi di abbigliamento e accessori per signore e signorine, che chiameremo per motivi di opportunità Samantha, nome che suona abbastanza simile a quello vero.

Una delle tante insegne di abbigliamento coatto-chic che sta stravolgendo le abitudini di consumo della donna romana metropolitana.

E soprattutto una metafora di un agrodolce stil novo che ha conquistato la Capitale e che, se non è già arrivato in Sicilia, non tarderà presto a conquistare le vetrine e  i guardaroba delle vere femmine sicule di ogni età.

Samantha, infatti, non è semplicemente una catena di negozi di abbigliamento. E’ la manifestazione fenomenica del noumeno dei nostri tempi. Quel particolare esprit du temp, che spinge ragazzine ancora in età adolescenziale, madri e nonne a vestire come delle comparse di Cetto Laqualunque. Adottando uno stile, a voler essere eufemistici, aggressivo: minigonne e pantaloncini ascellari, inserti tigrati e panterati come se piovesse, tacchi 15 e zeppe stratosferiche di ordinanza.

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Insomma, un campionario di capi tattici da far invidia alle professioniste che lavorano ai bordi delle grandi strade consolari romane. Se non fosse che le moderne lucciole, un po’ per sfuggire ai controlli delle forse dell’ordine, un po’, forse, per una questione di comodità, vestono ormai come delle sciure milanesi che prendono il the delle cinque con le amiche.

Mentre gli altri negozi di negozi di abbigliamento stringono la cinta e fanno saldi da novembre, gli store di Samantha e degli altri negozi similari sono sempre pieni. Dai quindici ai sessant’anni, tutte in fila per guardare le vistose vetrine e acquistare una micro-gonna, un paio di zatteroni, un maglioncino dal generoso décolleté.

Naturalmente, esiste anche la versione maschile di Samantha. Roma è invasa da negozi per il giovane e meno giovane coatto che non deve chiedere mai.

Per le strade è tutto un tripudio di pantaloni simil-mimetici, felpe con cappuccio da spacciatore del Bronx, jeans di due misure più larghi o al contrario stretti oltre misura, scarponi da hooligan della periferia inglese.

Insomma, un’invasione di cafonal senza chic, che forse è la versione piccolo borghese del disfacimento estetico prima ancora che culturale, immortalato dal film “La grande bellezza”.  Un’onda di cattivo gusto che, temo, non tarderà a colpire anche la nostra Isola.

Si tratta solo di un fenomeno di marketing, oppure l’affermarsi dello stile alla famolo strano è un segno dei tempi? Ai posteri l’ardua sentenza. Una cosa è certa, care lettrici e lettori siciliani.

Se passeggiando per le strade della vostra città o paese, avete la sensazione che è arrivata l’invasione degli ultra-corpi e scoprite che i vostri concittadini sono vestiti come figuranti di “Uomini e donne” strafatti di crack, forse non è solo un’impressione.

Se la compagnuccia di classe di vostra figlia ha lasciato le Barbie per vestire come una Barbie coatta, se gli amici di vostro figlio sono conciati come i membri sfigati di una gang giovanile di Los Angeles, se il vostro collega di lavoro ha abbandonato le giacche Facis per indossare i panni improbabili di un pusher londinese, non ci sono dubbi: il cafonal ha vinto ed i suoi seguaci sono arrivati fino a voi.

In questo caso è inutile opporre resistenza.  Se vi viene il mal di schiena solo a vedere un tacco quindici, se pensate che vostra figlia che ha dodici anni dovrebbe, per l’appunto, vestire e (non) truccarsi come una dodicenne, se il berretto di lana da pusher metropolitano che vi hanno regalato per Natale vi fa senso, siete voi a essere out. Un bel respiro, sorridete: Samantha è arrivata in Sicilia.

Fabrizio Maimone

Messinese ca scoccia e romano di adozione. Ricercatore (molto) precario, collabora a progetti di ricerca su temi al confine tra sociologia, management e organizzazione, in Italia e all’estero. Insegna organizzazione aziendale all’università ed è docente di management e comunicazione. È formatore e consulente di direzione per le migliori e le peggiori aziende, italiane e multinazionali. La sua passione per la comunicazione (non solo) digitale è seconda solo a quella per la tavola, le buone letture e i viaggi.