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All we nerd is love

Simona Piraino

La dissimulazione è un’importante componente della seduzione. Almeno quanto il bluff. Anche le relazioni private consistono nel creare un’immagine pubblica. Chiunque abbia il pieno controllo sulla propria immagine pubblica, vince.

Tuttavia, oggi, nell’era dell’oligarchia olgettina, la spontaneità e il rigore non sono premianti. Non in televisione o non per me. Da una parte, il direttore di testata e autore del programma, mi impone un look che deve lasciare ben poco spazio alle distrazioni (cazziandomi senza preavviso davanti ai colleghi per dodici centimetri di deltoide scoperto), dall’altra, però, c’è lo spettatore. Che pare non aspettasse altro che sciogliere nella soda caustica la mia fatica a sembrare interessante.

Sei quella che fa le domande più “fetenti”. Non ti facevo così antipatica. Non ti si può sentire. Se avessi parlato a me a quel modo, ti avrei lanciato la vellutata in faccia. Noi, le tue amiche, lo sappiamo che sei così di natura, ma in tv potresti anche moderarti. Hai presente Travaglio? Sei meno brava e più urticante. Sei quella odiosa. Quella che non ride mai. Quella che lo fa apposta. Sembri una nerd con le lentine.

Non sono una giornalista: della professione mi manca la capacità analitica e il tesserino,

faccio interventi da blogger e, francamente, poco mi importa di fare breccia nell’empatia degli animi buonisti e generosi.

Quello che speravo, come ho già scritto un paio di settimane addietro, era di sopperire alla mia latitanza sociale, mostrandomi sul piccolo schermo (tradotto: sparare nel mucchio e, tra tanti sbadigli, intercettare un – almeno uno – esemplare di uomo cui potessi risultare gradevole per successiva intima conoscenza a scopo relazione). Concupendolo, altresì, con il mio sopracciglio in bilico tra romanticismo e retorica.

Beh, a giudicare dai commenti post puntata, l’impresa è davvero ambiziosa, se non impossibile. Affidandomi dunque alla femminilità di Lucia Annunziata e alla malizia di Milena Gabanelli, ho puntato tutto sul mio baio vincente: non cockteaser, ma sottile, accorta e immediata. Nonostante i miei sforzi, in termini di autenticità e spontaneità, ho avuto una spiacevole epifania: quella riferita a me stessa, non solo come anafrodisiaca, ma soprattutto come nerd.

E mi sovviene in mente il vecchio detto che gli uomini, si sa, preferiscono le donne intelligenti e sagaci, soprattutto se hanno un bel culo. Io un bel culo non ce l’ho e, se mai l’avessi, non potrei mica mostrarlo tra l’argenteria e il cantù della sala conviviale, no?

Adesso, io per contratto, altre quattro puntate le devo girare per forza. Non per questo, di contro, voglio restare la signorina male interpretata per tutta la vita. Quella che, credendo di investire sulla propria spigliatezza rischia di venire investita con la macchina.

Al fine di tutelare la mia, ormai compromessa, immagine di Copper Lady*, vi prego pertanto, di non guardare “Indovina chi viene a cena”. Di sicuro, il mercoledì sera avrete cose più proficue da fare che sintonizzarvi sulla frequenza di Tremedia. Che so, dare la cera ai pavimenti o guardare tribune politiche meno accidiose e più conniventi.

* Lady di Rame, in contrapposizione alla famosa lady di ferro