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Alessia Rotondo e le sue storie tutte da raccontare

Alessia Rotondo

Questa è la storia di una ragazza che ama raccontare storie. È Alessia Rotondo, messinese doc, autrice e sceneggiatrice. Non c’è buon film che possa prescindere dal lavoro di professionisti come lei, che dopo aver lavorato come assistente degli autori di diversi programmi Tv (Buccia di banana, Sos Tata, Italia’s Next Top Model) ha deciso di mettersi in proprio per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.

E per quella curiosa legge di natura secondo cui, in modo quasi sistematico, la fortuna aiuta gli audaci, dopo pochissimo tempo ha ricevuto un incarico tutto suo per la scrittura di un corto di animazione che sarà proiettato in anteprima all’Expo Milano 2015.

Ma Alessia Rotondo ha anche vinto una borsa di studio che l’ha portata a Los Angeles a studiare alla School of Theater, Film and Television dell’Università della California, meglio nota come UCLA.

Tra i libri che l’hanno più influenzata cita Il barone rampante di Italo Calvino, la storia di un ragazzo che sceglie di vivere in cima agli alberi e che alla fine arriva ancora più in alto aggrappandosi a una mongolfiera di passaggio,  riuscendo meravigliosamente nel suo intento di vivere senza mai posare i piedi per terra.

Dove e quando è nata? “A Messina, il 7 aprile 1985”.

Che studi ha fatto? “Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione a Siena, poi ho fatto la specialistica in Cinema e Televisione a Milano”.

Come e quando ha capito di voler fare la sceneggiatrice? “Mi è sempre piaciuto scrivere. E proprio perché è sempre stata una cosa naturale, ci ho messo un po’ a capire che poteva diventare un lavoro vero e proprio. La vera rivelazione l’ho avuta quattro anni fa, quando in collaborazione con un amico ho scritto un radiodramma che è stato poi selezionato dal concorso “Crediti d’autore” (un concorso per giovani drammaturghi promosso dall’Accademia dei Filodrammatici e dallo IULM di Milano, ndr) per essere prodotto e trasmesso su Rai Radio3. Lì ho capito che la sceneggiatura era la forma di scrittura a me più congeniale. Mi sono divertita talmente tanto, che già prima di sapere che ero tra i vincitori del concorso mi sono detta che quello era esattamente quello che volevo fare nella vita”.

Lei si definisce un’appassionata di belle storie: libri e film preferiti? “Domanda difficilissima. Passo tantissimo tempo a leggere o guardare film e non ho un criterio di selezione preciso. Tra le mie folgorazioni posso elencare Alice nel paese delle Meraviglie (sia il romanzo di Lewis Carrol che la versione animata Disney), Il barone rampante e in generale tutto Italo Calvino, che è senza dubbio uno dei miei autori preferiti. Poi

Le correzioni di Jonathan Franzen, La storia infinita (il romanzo fantastico di Michael Ende da cui l’omonimo film, ndr). Tra i film, quelli che vorrei aver scritto io, perché tra tutti quelli che amo sono anche quelli che mi corrispondono di più come genere di cose da raccontare: American Beauty, Taxi Driver, I Tennenbaum, Se mi lasci ti cancello, Ladri di biciclette e, su tutti, Ritorno al futuro”.

Mi dice di più sul cortometraggio che ha scritto per l’Expo Milano 2015? “È un corto di animazione in computer graphics. Il diretto committente è il Parco d’Adda, che mi ha chiesto di scrivere una storia a partire da una leggenda medievale su un mostro acquatico che si dice abitasse un lago lombardo della zona del Parco d’Adda per l’appunto, da cui deriva il serpente che ancora oggi è uno dei principali simboli di Milano. Il mio corto serve proprio a divulgare e promuovere questa leggenda”.

E la sua esperienza statunitense? Cosa di quel sistema educativo e lavorativo l’ha colpita e arricchita di più, quali sono le differenze rispetto all’Italia? “In Italia, tranne rare eccezioni, il sistema educativo è mortificante, mentre negli Stati Uniti al contrario senti che gli insegnanti lavorano per te. Vogliono tirare fuori il tuo potenziale, si aspettano di essere bombardati di domande, quello che dicono non deve essere preso per verità incontrovertibile, anzi si aspettano che tu li metta costantemente in discussione. Anche gli esami sono diversi, in generale vige un atteggiamento molto meno accademico, più pragmatico. Anche a livello lavorativo ho imparato tanto. Ad esempio, sulla famigerata filosofia da “sogno americano”. Le persone sono abituate fin da piccole a coltivare la loro identità personale e sono straconvinte che se lavorano sodo per inseguire il loro sogno, alla fine quel sogno si avvera. E non hanno paura di cambiar vita a quarant’anni, per tornare all’università o fare un lavoro che ritengono più appagante. Noi europei, noi italiani e in particolare noi siciliani non abbiamo quest’atteggiamento innato. Il dialetto siciliano non ha vero e proprio tempo verbale che indichi il futuro e questo la dice lunga. Il nostro guardare al futuro è in realtà quasi sempre un guardare al passato”.

L’aspetto del suo carattere che è più legato al fatto di essere nata e cresciuta a Messina? “La tendenza alla lamentela. È una cosa tipicamente messinese, lo facciamo in automatico e magari senza prenderci troppo sul serio, ma nelle mie esperienze all’estero mi sono resa conto che quello che per noi è una specie di sport nazionale non è così normale per gli altri”.

In chiusura, un angolo della città a cui è particolarmente legata? “Villa Rodriguez, una villa abbandonata nei boschi peloritani, verso Castanea. C’è una vegetazione selvaggia incredibile e una piscina ricavata usando come stampo la chiglia di un aliscafo. Un posto di una bellezza magica, quasi surreale”.