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Aicon, tra stipendi arretrati e cassa integrazione

A lungo osannata come impresa modello, da un paio d’anni l’Aicon di Giammoro perde un colpo dietro l’altro. Gli ultimi in ordine di arrivo sono stati la chiusura a picco a -9,52% il 15 dicembre scorso, l’ennesima sospensione del titolo l’11 maggio e l’annuncio del ricorso alla cassa integrazione. Adesso arriva anche la tempesta del mancato pagamento degli stipendi di marzo e aprile, dopo che peraltro si andava avanti con un contratto di solidarietà da mesi. Una crisi, quella dell’Aicon di Lino Siclari, alla quale ha contributo anche l’annullamento di ben 5 commesse da parte di un partner egiziano tre mesi fa, ma che va avanti da anni e che vede in ballo anche un concordato preventivo da 90 milioni di euro. 

Durante l’ultimo incontro tra l’azienda ed i sindacati, questi ultimi hanno chiesto impegni precisi sugli arretrati dovuti ai 337 dipendenti. “Ci erano state date delle garanzie in questo senso -dichiara Biagio Oriti, segretario generale della Fillea Cgil di Messina- ma per quanto ne sappiamo il Consiglio di amministrazione non si è ancora riunito. Tra l’altro, anche se il 10 maggio scorso il Cda ha approvato il Piano di ristrutturazione 2011-2015, visto che non ci hanno mai mostrato neanche un Piano industriale, non ci è chiaro quale sarà davvero il futuro di quest’azienda. Si ipotizza il passaggio di 60 dipendenti dalla Aicon Yacht alla Aicon Marine e la cassa integrazione per tutti gli altri, ma anche questo è un passaggio ancora da definire”. 

Intanto, dopo l’intervento

di Salvatore Chiofalo di Sinistra Ecologia e Libertà, che senza mezzi termini ha dichiarato che “le ragioni del declino, secondo indiscrezioni, sono da ricercare nelle gravissime responsabilità della direzione della società, la quale in sfregio alle agevolazioni finanziarie ottenute ed al bisogno di lavoro nelle nostre zone, avrebbe deciso di delocalizzare l’azienda o parte di essa  in Brasile. E’ inaccettabile e senza ritegno il silenzio delle istituzioni e della deputazione regionale e nazionale messinese, oltre che dell’amministrazione della Provincia Regionale”, sulla vicenda è intervenuto anche don Sergio Siracusano, Direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro. 

Lino Siclari, presidente dell'Aicon

“Sento la necessità di richiamare l’attenzione di tutti sui continui problemi lavorativi che incombono sulla nostra provincia -ha puntualizzato don Siracusano- e in particolare, come parroco della comunità di Giammoro, sulla vicenda che riguarda l’Aicon. Il dramma che vivono le 350 famiglie dei dipendenti del cantiere non può lasciare indifferente la Chiesa, da sempre attenta alla dignità della persona umana. Ma nessuno di noi dovrebbe rimanere impassibile dinanzi alla tragedia che riguarda un’azienda considerata il fiore all’occhiello della zona industriale di Giammoro e che in questo anno ha continuato a vendere imbarcazioni nonostante la crisi economica. Eppure i lavoratori attendono di avere stabilità e dignità nell’esercizio del loro lavoro, attualmente ancora privati di stipendi, di prospettive future e di serenità per le proprie famiglie. In forza di questo, chiediamo che le istituzioni facciano di tutto per evitare speculazioni a danno delle famiglie e di chi lavora”.