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Adventures never say die

Pausa

Il terzo conflitto mondiale assume l’immobilità di un cruento diorama. Una nave stellare rimane sospesa a pochi metri dall’ennesimo suolo alieno avvolta in nugoli di polvere. E l’assassino acrobata, congelato in posa plastica, mantiene lame da polso ben affilate nella trachea di due sfortunati avversari. 

L’azione riprenderà presto, non temete. Lasciamo solo che l’odierna frenesia interattiva ceda lo spazio, una volta tanto, ad avventure di stampo diverso. Alle “avventure” per definizione, puntualizziamo. 

Vedi alla voce AG

Le cosiddette Avventure Grafiche, altrimenti note come Punta e Clicca, affondano le radici nei primordi dell’intrattenimento digitale. E proprio nella genuinità delle loro origini tracciano quei capisaldi che ancora oggi, nonostante l’incalzare di filoni dal maggior appeal commerciale, consentono al genere di sopravvivere. Che si tratti di avventure in prima o terza persona, di titoli rilasciati lo scorso secolo o apparsi sugli scaffali stamane, il sistema di gioco rimane quindi sostanzialmente invariato. Così come il sapore letterario, più che cinematografico, che le contraddistingue. 

Partendo infatti da un impianto narrativo d’ampio respiro, suddiviso in vere e proprie scene interattive, tali giochi incentrano ritmo e gameplay sul ragionamento puro e sullo sviluppo lineare della trama. Pertanto, senza nulla togliere alla bontà di uno scontro a fuoco in real-time, avviando una qualsivoglia avventura grafica ogni capitolo della vicenda che ci vede protagonisti corrisponde ad un intreccio di sfide prettamente logiche, rese immersive semplicemente dal contesto narrativo piuttosto che dalla concitazione visiva. Rompicapo di varia natura, racchiusi in ambientazioni dettagliate ma contenute, da affrontare e risolvere in tutta calma ricercando la giusta combinazione di azioni basilari (usa, raccogli, apri, parla…) al fine di avanzare nella storia. 

Evolutesi principalmente sotto il profilo estetico, in linea con le prestazioni hardware, queste esperienze di gioco old school rappresentano tuttora, per molti versi, l’evasione ideale dalla quotidianità. Vuoi per la godibilità narrativa che solitamente le caratterizza, vuoi per gli stimoli mentali che sono sempre in grado di offrire. Intrattenimento dal taglio classico, relegato ai margini del mercato per un lungo periodo, che proprio negli ultimi tempi sembra attingere nuova linfa vitale dai dispositivi mobili, tornando in auge sulle esordienti piattaforme di gioco che ben si prestano ad applicazioni meno dinamiche. 

Con l’intenzione di fornire un rapido spunto ai neofiti, sebbene anche a titolo nostalgico per i gamers più anziani, completiamo dunque il nostro appuntamento settimanale menzionando sinteticamente proprio i giochi che meglio rappresentano questo genere duro a morire. 

The Secret of Monkey Island

Coinvolgente, esilarante, sotto molti aspetti geniale, il primo intramontabile episodio della saga piratesca per eccellenza ci catapulta nelle paradossali avventure

di Guybrush Threepwood, giovane un po’ imbranato seriamente intenzionato a diventare un “temibile pirata”. Tra giungle labirintiche, ciurme inaffidabili, duelli all’ultimo insulto e la costante minaccia del fantasma LeChuck, attraverso lui esploreremo dunque le profondità dei Caraibi vivendo la più scanzonata delle avventure che abbiano mai solcato uno schermo. 

Pubblicato nel 1990 dalla madre delle software house del settore, l’allora Lucasfilm Games (oggi LucasArts), il capolavoro in questione è stato recentemente riproposto in Special Edition (anche per  console) impreziosito da grafica e sonoro ricreati in alta definizione. Pertanto, adesso più che mai, The Secret of Monkey Island merita la riscoperta da parte degli affezionati, quanto di essere finalmente assaporato dalla mesta minoranza che non ne ha ancora vissuto la magia.

 Broken Sword – Shadow of the Templars

La vacanza parigina dell’americano George Stobbart prende una piega inaspettata, invischiandolo suo malgrado in un’antica cospirazione dai risvolti degni di un thriller di Dan Brown. Nei suoi panni pertanto tenteremo di risolvere intricati misteri in giro per il mondo, sventare oscuri piani che affondano le radici nel Medioevo e, già che ci siamo, conquistare Nicole Collard, l’avvenente giornalista che ci affiancherà nella pericolosa indagine. Un “Codice Da Vinci” ante litteram nel quale tuffarsi senza esitazione, accompagnati dalla sagace ironia dell’indimenticabile protagonista ed armati solo di ingegno e sano spirito d’avventura. 

Titolo immortale della Revolution Software, che dal 1996 non smette di appassionare milioni di giocatori, anche Broken Sword – Shadow of The Templars è stato da poco rilanciato sul mercato in edizione rinnovata. Arricchita con capitoli inediti e qualche smussatura tecnica, tale Director’s Cut comunque aggiunge poco al valore originale di un gioco già perfetto, se non la bene accolta fruibilità su una gamma più ampia di piattaforme. 

Myst

Pietra miliare delle avventure in soggettiva, Myst si discosta dagli esempi precedenti (avventure in terza persona) tanto per l’approccio visivo quanto per le atmosfere di gioco, vero punto di forza di questa produzione. Stavolta impersoneremo un eroe indefinito, un cosiddetto “straniero”, proiettato dalle pagine di un libro nell’inquietante solitudine di una dimensione parallela. Ignari di cosa sia accaduto, non ci resterà che affrontare i complessi enigmi di un’isola senza tempo, esplorandone le architetture evocative e confrontandoci con marchingegni machiavellici, con lo scopo di raccogliere indizi in grado di ricondurci a casa. 

Sviluppato per Macintosh nel 1993 dalla Cyan, Myst è oggi disponibile su diversi dispositivi nella sua forma originaria. Un titolo all’epoca innovativo, capostipite di un filone che esprimerà solo in seguito le sue reali potenzialità, ancora capace di affascinare nonostante meccaniche ormai datate.