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Addio a SEL. Morabito, Carbone & C. lasciano il partito

Nichi Vendola

Non è l’addio ai monti di Renzo e Lucia, ma poco ci manca. Andrea Carbone, Antonino Cicero, Elio Morabito, Dafne Musolino e Gaetano Rinaldi lasciano SEL.

Si assumono la responsabilità di avere scelto la parte sbagliata durante le ultime amministrative (il candidato del centrosinistra Felice Calabrò, decisione questa che ha creato una frattura insanabile tra le due anime del partito), ma prima di andarsene si levano qualche sassolino dalla scarpa. Alcuni, per la verità, sembrano più che altro massi.

“Ci sono dei momenti in cui bisogna guardare in faccia la realtà,  senza rinviare ad un ipotetico domani le decisioni che sono già mature e  pronte ad esser prese -scrivono in una lunga nota.

Noi, dirigenti a vari livelli di Sinistra Ecologia e Libertà, prendiamo atto con serena lucidità della nostra sconfitta politica. Può essere triste e doloroso ammetterlo ma è così, non siamo riusciti a costruire il partito che ci avevano fatto sognare.

Con costanza, generosità e impegno, alcuni di noi hanno assunto, da tre anni a questa parte responsabilità di direzione politica a livello regionale, provinciale e locale, altri invece da poco iscritti hanno partecipato al tentativo di ricostruzione del partito dopo una tempestosa e lacerante esperienza vissuta in occasione delle amministrative nella città di Messina.

Abbiamo cercato di affermare le ragioni della costruzione di un partito laico e riformista, così come l’avevamo ascoltato nelle parole di Nichi  Vendola, che dalla tribuna di Firenze parlava della voglia di costruire un “partito nuovo” e non un nuovo partito, l’ennesimo ed inutile partitino del 3%. Pensavamo avesse visto la luce a Firenze un partito permeato da una solida e coerente cultura di governo a tutti i livelli, che sapesse lasciarsi alle spalle le provenienze delle donne e degli uomini che vi aderivano per costruire un soggetto nuovo e plurale, che fosse la casa di tutti coloro che volevano dare una speranza e una prospettiva al Paese, costruendo una nuova sinistra sganciata dai modelli arcaici e logori del secolo scorso.

Siamo tra coloro che hanno vissuto con entusiasmo e speranza la prospettiva ed il progetto di una nuova formazione politica che, aderendo al partito del socialismo europeo, si posizionasse nell’ambito della cultura socialista e riformista occidentale, sviluppando a tutti i livelli cultura e pratica di governo, seria, coerente, responsabile, possibile.

In questi tre anni abbiamo combattuto contro le ambiguità che hanno caratterizzato l’azione politica di Sinistra Ecologia e Libertà. Un giorno antagonisti e il giorno dopo più appiattiti che mai sull’alleato di turno, in base a chi per primo rilasciava dichiarazioni.

Abbiamo visto ammantare di nobili ideali pessime azioni motivate esclusivamente dall’interesse personale di alcuni. Le abbiamo evidenziate, ma ci siamo sentiti dire che per il bene del partito e di tutti non era ancora il momento di affrontare il problema, ma quel momento non è arrivato mai. Abbiamo stigmatizzato la violazione sistematica delle regole statutarie o il modellamento di esse ad uso e consumo dei soliti pochi e noti.

Abbiamo sopportato senza mai far trasparire all’esterno il nostro disagio, ma tentando di lavorare all’interno affinché si abbandonassero le sterili diatribe basate su personalismi e non sulla politica, perché credevamo che potesse essere utile a migliorare SEL e renderlo il partito col profilo  scritto nella mozione approvata da tutti al congresso di Firenze .

Abbiamo creduto che la chiarezza della proposta politica e la buona pratica amministrativa avrebbe acquisito, nel tempo, credibilità e consenso nella società, in realtà però a  nessun livello SEL è stata capace di esercitare con chiarezza il ruolo che si era scelto di partito di una sinistra moderna scevra da nostalgie  “rifondarole”.

Abbiamo sperato nella capacità dei gruppi dirigenti di far uscire SEL dalle secche dell’ambiguità a cui il partito si è votato in modo particolare negli ultimi mesi. Speranza vana, per una classe dirigente vecchia e logora, legata a clichè e stereotipi obsoleti.

Sinistra Ecologia e Libertà, evidentemente per non urtare da una parte quello che in ogni caso considera il suo alleato naturale, il PD, e per non scontentare la parte più radicale del suo elettorato, non parla d’altro se non di immigrati e femminicidio. Temi nobili ed importanti che però, chiaramente, non esauriscono le problematiche che riguardano la vita quotidiana delle persone che ci siamo candidati a rappresentare. Quel che è peggio, è che dopo aver letto la bozza di documento del congresso nazionale nel quale emerge con grande chiarezza l’ambiguità tra il radicalismo più antico e l’inseguimento del PD, le nostre analisi trovano impietosa conferma.

Ma non volevamo ancora arrenderci all’evidenza dell’impossibilità di far coincidere le parole dei dirigenti, sia nazionali che regionali e locali con l’agire quotidiano del nostro partito, abbiamo insistito a crederci ancora.

Abbiamo creduto che militare ed essere dirigente di Sinistra Ecologia e Libertà significasse anche partire da punti di vista diversi per poi, dopo confronti serrati e se dal caso anche animati, arrivare a fare sintesi e declinare un’unica linea politica. Purtroppo spesso ci siamo ritrovati a confrontarci con chi diceva “SEL deve discutere al suo interno, ci si deve confrontare, io comunque in ogni caso ho già scelto” come se il confronto servisse non per comprendere anche le ragioni e le idee degli altri, ma solo per farsi dare ragione a tutti i costi.

E cosi, sulle scelte più importanti siamo sempre stati spaccati. Un esempio per tutti: in ognuno dei tre comuni più importanti della Sicilia alle ultime elezioni amministrative SEL ha appoggiato candidati sindaci diversi. A Palermo ufficialmente Ferrandelli e una parte importante Orlando, a Messina ufficialmente Calabrò e una parte Accorinti, a Catania una parte Bianco e l’altra Iannitti (e qui non si è capito neanche quale fosse la posizione ufficiale).

Proprio dopo le elezioni amministrative di Messina abbiamo dovuto prendere atto, senza più alcuna scusa, del fallimento del “progetto SEL”, quando immediatamente dopo l’esito del ballottaggio abbiamo assistito, inermi e basiti, alla rincorsa del carro del vincitore, senza per altro averlo raggiunto. Autorevoli esponenti nazionali e regionali del partito, non appena si è delineata l’affermazione di Accorinti al ballottaggio hanno fatto a gara nel cospargersi il capo di cenere chiedendo scusa, non si sa bene a chi, per il mancato appoggio al neo “sindaco scalzo” di Messina, plaudendo alla sua elezione con un’euforia inusitata e, a nostro avviso, scomposta e fuori luogo. Ci è sembrato il peggiore dei trasformismi e, sempre per il bene supremo del partito, ci è stato impedito di dire quel che pensavamo.

Abbiamo, nostro malgrado, dovuto assistere all’assenza di qualsivoglia approfondimento e proposta politica, per non parlare di progetti e programmi per la città. Il partito si è diviso tra i sostenitori  della prima ora di Accorinti, nonché impegnati protagonisti del movimento che attorno a lui è nato, seguaci più che sostenitori che con entusiasmo, convinzione e ardore quasi fideistico diffondevano e diffondono il “verbo” accorintiano e in modo assolutamente acritico tacciando di eresia chiunque rilevi le molte criticità dell’amministrazione cittadina (mense scolastiche, costituzione SRR, assenza di politiche a sostegno dell’economia locale, aliquota dell’addizionale Irpef, ecc.), in un clima di intolleranza e maccartismo che non credevamo si potesse instaurare.

Dall’altra parte si è cristallizzata un’area che, senza affermarlo apertamente e con chiarezza, è avversa al nuovo sindaco in maniera speculare agli accorintiani, anche se in assenza di un’elaborazione e di un esame del dato politico e programmatico sull’operato  dell’amministrazione.

Vano è stato il nostro tentativo di proporre al partito di abbandonare le secche di questa inutile e improduttiva contrapposizione con l’unico metodo che conosciamo: analizzare la situazione di fatto e provare a costruire una proposta politica e programmatica da presentare alla città, confrontandoci con l’Amministrazione.

Volevamo, potevamo e dovevamo, invece di continuare a perderci in inutili beghe interne, elaborare una proposta seria e forte con cui affermare il ruolo e dare dignità, forza e spessore a SEL, tentando così di far acquisire autorevolezza e capacità attrattiva al nostro partito.

Non ha giovato a molto neanche la soluzione per ricomporre la frattura e ricostruire la federazione di Messina individuata dal Coordinamento Regionale, di inventare la figura di un garante. Figura che non ha la forza e la legittimazione politica di un commissario, ma che serviva per evitare il terzo commissarimento  ufficiale dopo quelli di Palermo e Catania, con un ovvio interrogativo sulla validità della dirigenza regionale.

In questo già desolante quadro, Sinistra Ecologia e Libertà si appresta a celebrare i suoi congressi, prima il provinciale, poi il regionale e infine quello nazionale. A rendere il quadro ove possibile ancora più desolante, è stata la ricerca spasmodica di nuovi tesserati. Non importava come la pensassero, l’importante era che facessero giuramento di fedeltà al proprio “capetto” e fossero pronti a diventare “truppe cammellate” seguendo pratiche becere da vecchia politica.

Non contano i documenti programmatici, non contano le idee, non conta la proposta politica di cui si è portatori. Contano solo ed esclusivamente le tessere che hai fatto. Anche noi abbiamo ricevuto il pressante invito a fare quante più tessere fosse possibile e aver così riconosciuto e confermato un ruolo dirigenziale all’interno del partito. Siamo consapevoli, che, dati i numeri in campo, profondendo anche solo il minimo impegno, saremmo stati determinanti per la vittoria di una delle due parti contrapposte. Tuttavia, saremo ingenui, ma crediamo che essere capaci dirigenti di partito non significhi solo fare più tessere di qualcun altro e quindi abbiamo deciso di far cadere nel vuoto tale invito.

La misura è colma! E’ arrivato il momento in cui non è più possibile tacere per il “bene del partito”, non possiamo che prendere atto definitivamente che il progetto di SEL così come immaginato, descritto e votato a Firenze nell’ottobre del 2010 è miseramente fallito sotto i desideri e le manovrine di bassa lega di alcuni.

Sentiamo con forza la necessità di distaccarci. Abbiamo così deciso di tirarci fuori dal pantano in cui si trovano SEL e i suoi dirigenti e non parteciperemo ad alcuna attività congressuale e di partito. Non siamo neofiti della “vita di partito”, ne conosciamo pregi e difetti, virtù e limiti, ma quel che è successo negli ultimi tempi ci ha imposto di riflettere ancor di più sulla nostra permanenza. Ci arrendiamo, ammettiamo la nostra sconfitta per non essere riusciti a costruire quel partito che sognavamo.

Non vogliamo più essere coinvolti in beghe che con la politica non hanno nulla a che vedere, non vogliamo più mischiare i nostri percorsi politici con chi pur dicendo di combattere il berlusconismo ne è nei fatti e nei modi il più fedele interprete. Preferiamo tentare di recuperare il nostro perduto entusiasmo e continuare ancora a credere che la politica non sia solo interesse di pochi sulle spalle dei tanti. Non vogliamo più avere a che fare con chi predica bene e razzola male. Noi ci fermiamo qui”.