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ACR, tifoseria affamata. Interviste a Corona, Ferrigno e Lo Monaco

Il capitano dell'ACR Giorgio Corona

Immagazzinato il punto nella gara casalinga contro il Poggibonsi, che di fatto non placa il malcontento di una tifoseria affamata di vittorie, nella sala stampa del San Filippo non è giunto, come di consueto, il tecnico Gaetano Catalano.

Ai microfoni stavolta il capitano Giorgio Corona, il direttore sportivo Fabrizio Ferrigno e il direttore generale e responsabile area marketing Vincenzo Lo Monaco.

Doveva essere la partita della svolta ma è arrivato questo pareggio. “Oggi (ieri, ndr) non abbiamo sbagliato nulla -commenta Giorgio Corona. Siamo fiduciosi, abbiamo disputato un’ottima partita, abbiamo corso, il gruppo è unito, manca solo la vittoria. È un momento. Passerà. Abbiamo dato tutto e fatto quel che dovevamo. Ci aspettano Chieti e Cosenza. Forse è meglio affrontare squadre più forti”.

Cosa vuol dire alla gente? “La gente ci è vicina. Quelli che ci criticano sono gli stessi che non pagano il biglietto. Oggi alla squadra non si può rimproverare nulla. I cori sono conseguenza di certe brutte prestazioni, non di quella odierna. Abbiamo avuto gli applausi, ora dobbiamo accettare i fischi. Bisogna semmai far cambiare idea ai tifosi”.

Si aspettava di essere sostituito? “Io non sono intoccabile come Giovanni Ignoffo. Bisogna accettare ogni decisione”.

La difesa a tre contro il Poggibonsi. Cosa vi cambia in campo? “Più che la difesa, il centrocampo a tre. Girava meglio la palla. Dobbiamo invece migliorare nelle verticalizzazioni”.

Siete davvero condizionati dal risultato? “Ci manca la vittoria. È un momento. Se non basta il cento per cento, dobbiamo dare il centodieci per cento”.

Dobbiamo sempre avere Corona a certi livelli per ottenere risultati utili? “Non basta Corona, come non basta Ignoffo, non basta Catalano. È importante il gruppo e il gruppo vi assicuro è compatto”.

Seconda chance consecutiva offerta dal calendario al San Filippo sprecata, appena una vittoria contro il fanalino di coda del torneo. All’ottava giornata possiamo parlare di crisi? “Non ho ancora visto la classifica -ammette Fabrizio Ferrigno. E la crisi è di risultati, non di gioco. Oggi ho visto una squadra determinata, che aveva voglia di portare a casa i tre punti. Abbiamo sofferto, siamo ripartiti. L’unico rammarico non aver chiuso la partita. Un momento no. Sono sicuro ne usciremo al più presto”.

Il Messina cercherà di uscirne con Catalano? “L’allenatore va mandato via solo quando la squadra non lo segue. Non a furor di popolo. Troppo facile adesso dare a lui la colpa. La società ha scelto l’allenatore, i giocatori. Ne usciremo con il lavoro. Saremo più bravi sotto porta. Non siamo gli ultimi arrivati. In tre mesi non siamo diventati dei brocchi, siamo quelli dello scorso anno, che fanno calcio da tantissimo tempo. Vinceremo sicuramente il campionato. Il nostro obiettivo è arrivare tra le prime otto. I valori di certe squadre che, come il Messina e l’Ischia, occupano la bassa classifica verranno fuori. Noi ne dobbiamo uscire con l’aiuto di tutti: dei giornalisti, dei tifosi, del magazziniere, del massaggiatore. Chiediamo rispetto anche adesso che non è un momento positivo”.

Come ha visto Piovi e Scoponi insieme? “Li ho visti bene. Purtroppo Scoponi è dovuto uscire perché era alla prima partita. Era stanchissimo e ha chiesto la sostituzione. Piovi sta mettendo benzina nelle gambe, ma ha dato tantissimo anche lui oggi. Due ottimi ragazzi”.

Anche in questa partita l’età media è stata di 23 anni e mezzo, nonostante abbiate sempre dichiarato di non voler giocare sotto i 24. “Quando il mister fa la formazione, specie in un periodo come questo, non badiamo al calcolo. Poi, se un giocatore che abbassa la media sta meglio, ben venga. A Messina non guardi l’età media. In questo periodo è l’ultimo dei nostri pensieri”.

È una rosa che deve essere rafforzata? “Si penserà a gennaio. La società è sempre vigile su tutto. Ma abbiamo una rosa ampia. Non ha senso adesso parlare di mercato. Oggi lavoriamo con le idee chiare”.

Alla luce dell’inedito assetto tattico adoperato, era a suo avviso il momento di sperimentare? “Non è un esperimento. Il mister con il

4-3-3 il 4-2-3-1 e il 3-5-2 lavora dall’inizio del campionato. Abbiamo preso troppi gol in questo periodo, così ci si è voluti tutelare. Oggi in campo ho visto una squadra che se fossi l’allenatore riconfermerei. Non abbiamo sofferto, siamo usciti fuori alla grande. Dobbiamo continuare su questa strada, è quella giusta. L’allenatore non dorme di notte per pensare a cosa si deve fare”.

Perché Catalano non parla? “Il mister è sempre venuto qui, si è sempre preso tutte le colpe. Era giusto che parlassero la proprietà, il direttore sportivo e il capitano. Il silenzio stampa in settimana non voleva essere una punizione per giornalisti e tifosi. Dovevamo ricompattarci e ripartire dopo una figuraccia, senza sprecare energie, pensando solo al Poggibonsi. Ci siamo riusciti sotto il profilo del gioco, non ci siamo riusciti sotto quello del risultato ma siamo sulla strada giusta”.

Sui social network si legge che è lei l’allenatore. “Il gruppo lavora da tanti anni insieme. È normale che il mister si confronti con la società. Poi è comunque lui a prendere le decisioni. Allenatore e società camminano sempre insieme. Ferrigno o Lo Monaco non fanno la formazione”.

Si aspettava un bottino così esiguo di punti dopo otto giornate? “Mi aspettavo la bella prestazione di oggi (ieri, ndr) -afferma Vincenzo Lo Monaco. Dopo Foggia, una grande risposta del gruppo. E di un gruppo che segue l’allenatore. Abbiamo fatto un enorme possesso palla. Mandiamo via il singolo? Mandiamo via Corona perché ha mancato un gol o Guadalupi perché non ci piacciono i suoi capelli? La gente che, presa dalla birra, ci urla di onorare la maglia, dimentica che siamo qui da poco più di un anno e abbiamo risanato i debiti e vinto un campionato. Stiamo onorando la maglia più di tanti messinesi. E io posso parlare con quelli che vengono allo stadio, non con chi critica senza guardare le partite. Ci siamo già dimenticati dove siamo stati negli ultimi cinque anni? La gente pensa che abbiamo soldi da buttare? Siamo abbandonati da tutti. Ammettiamo di aver fatto schifo con il Foggia, ma i tredicimila di Cosenza dove sono? Abbiamo uno stadio abbandonato dal Comune e un Comune che dice di attendere la società. Hanno in mano il nostro progetto. Ora devono dare una concessione. Noi non abbiamo un campo. Nessun rimasuglio positivo della serie A”.

Il XXIV artiglieria? “Dobbiamo fare dei lavori. Pensare al manto erboso, agli spogliatoi. E tutto ciò come se ci trovassimo in affitto. Senza apportare migliorie che poi ci resteranno. Tanti messinesi pensavano di risanare e poi guadagnare. Non è così”.

Manca dunque il supporto di tifoseria e istituzioni? “Noi abbiamo vinto un campionato e tutti sembrano essersene dimenticati.  Ci criticano. Quando abbiamo dovuto fare i conti con le assenze. Quando i ragazzi hanno dato il massimo. Quando non ci sono state riserve. A proposito del preparatore atletico, è giusto si vada via quando non ci si sveglia più col sorriso. Abbiamo un progetto e lo portiamo avanti perché ci crediamo”.

E i giocatori si alzano al mattino con il sorriso? “Quando ti alzi con la pancia piena magari non sei sereno perché ti alzi sempre con quel gonfiore. Sei servito e riverito, hai tutto quanto pagato. Ho sentito anch’io le voci che circolano in città. Va data fiducia alla società, come a una moglie che decidi di tenere dopo che ti ha messo le corna. Siamo controllati ed eventualmente multati e penalizzati a ogni ritardo”.

La situazione economica è stata risanata? Ci sono debiti correnti? “Nessun debito corrente. Il pregresso è stato tutto estirpato. Poi ci sono richieste come quelle di risarcimento da parte del legale di una signora caduta dalla gradinata della curva nel lontano 2008/2009. Questa è Messina. Si frega il prossimo e si è poco disposti a faticare. Oggi ho pulito il bar. C’era un’emergenza e mi sono rimboccato le maniche. È collaborazione. Quello che in questa città manca. C’è un attaccamento strano alla squadra qui. Fatti salvi quei trecento tifosi che conosco personalmente, gli altri criticano e basta. Noi andiamo avanti per la nostra strada, portando avanti i nostri progetti. E se per qualcuno onorare la maglia vuol dire solo vincere le partite, per noi onorare la maglia è tentare di vincerle fino alla fine”.