Accorinti un anno dopo: i messinesi sono ancora dei sudditi

Renato Accorinti poco più di un anno fa. Quando lo abbiamo intervistato a fine aprile 2013 era solo uno degli otto candidati a sindaco di Messina e in pochi avrebbero davvero scommesso che ce l’avrebbe davvero fatta a diventare il primo cittadino di una delle città più ingovernabili d’Italia.

Suggeriamo di dare un’occhiata al video della seconda puntata di “Indovina chi viene a cena?” in onda su Tremedia il 24 aprile dell’anno scorso perché gli spunti sui quali meditare sono davvero parecchi.

Quando contro ogni pronostico il 24 giugno 2013 riuscì a battere il candidato del centrosinistra Felice Calabrò al ballottaggio, abbiamo scritto che avrebbe trasformato i messinesi da sudditi in cittadini.

Dopo 12 mesi non possiamo che ammettere di avere sbagliato clamorosamente le nostre previsioni. La città continua a essere lurida per colpa degli incivili idioti (o idioti incivili, fate voi) che continuano a non conferire i rifiuti nei cassonetti tra le 18 e le 22 e che riescono ad alimentare in maniera inesauribile le oltre 130 discariche abusive censite da MessinAmbiente. Che ha sì un bel po’ di problemi di gestione e organizzazione, ma che contro l’inciviltà del messinese medio nulla può fare.

Le doppie e le triple file sono ben lungi dall’essere scomparse, si continuano a vedere auto parcheggiate agli angoli delle strade, sulle strisce pedonali e in qualsiasi metro quadrato che consenta  di non fare più di tre passi a piedi una volta che si è scesi dalla macchina, mentre i parcheggi Cavallotti e Zaera sono tristemente semivuoti.

I decerebrati su due ruote percorrono imperterriti i sensi unici contromano, utilizzano i marciapiedi come corsie alternative e considerano il casco un optional, mentre gli accattoni di professione continuano a non pagare il biglietto sui mezzi pubblici. Che sono quello che sono, e quindi molto al di sotto degli standard minimi accettabili, ma se usufruisci di un servizio, per quanto scadente, lo paghi. Punto.

Le spiagge sono luride a dispetto dei cestini installati l’anno scorso, le multe per chi va in auto con la radio a tutto volume non si contano e i proprietari di cani, tranne qualche rarissima eccezione, vanno avanti allegramente nel non raccogliere le deiezioni dei propri amici a quattro zampe.

Il concetto di res publica è ancora incomprensibile per la maggioranza e chiunque se lo possa permettere manda i figli a studiare fuori appena possibile, così la città sarà sempre più povera anche dal punto di vista intellettuale e professionale.

L’altro

lato della medaglia sono i pochissimi risultati davvero significativi (anche perché l’ordinanza per vietare il transito dei TIR dal cavalcavia di giorno dal 20 luglio deve ancora arrivare) e i molti flop registrati dall’amministrazione. L’elenco è lungo e vi rimandiamo agli articoli già pubblicati.

Anche perché, dopo 12 mesi di attenta osservazione delle azioni dell’esecutivo (almeno per quanto è dato sapere all’esterno, visto il cerchio magico che ruota attorno al sindaco) le responsabilità di questa amministrazione sono piuttosto chiare: troppi rinvii, troppa indecisione, troppe promesse non mantenute (qualcuno si ricorda ancora la storia degli emolumenti ridotti, incautamente sventolata in campagna elettorale, giusto per fare l’esempio più famoso?) e l’assoluta assenza di capacità comunicative dentro e fuori il Palazzo.

Sulle relazioni con il Consiglio comunale meglio glissare e anche i rapporti con i quattro consiglieri di Cambiamo Messina dal basso non è che siano tutto questo idillio. Almeno, non con tutti.

Accorinti e i suoi assessori non hanno ancora ben chiaro che chi governa deve rendere conto di ogni azione anche mentre i lavori sono in corso, altrimenti il rischio è che dall’esterno si percepisca ben poco del lavoro fatto.

Chi governa non può permettersi strappi istituzionali e non ragionare su un rimpasto di Giunta e restituire agli affetti familiari gli assessori meno efficienti o capaci non è un peccato capitale. E’ la politica bellezza. Se non ti piace al prossimo giro non ti candidare.

Anche perché sarebbe un peccato ben peggiore perdere l’occasione di mettere in pratica quanto è stato promesso in campagna elettorale solo per non ammettere di avere sbagliato talune  scelte.

Trasporti, rifiuti, servizi sociali e incasso dei tributi comunali sono le questioni più spinose sulle quali la città attende risposte da troppi anni. Decenni in realtà, a parte la felice parentesi dell’amministrazione Providenti, pur con gli incidenti di percorso e le innegabili scivolate.

Dopo un anno il rodaggio è ampiamente finito e adesso non ci sono più scuse per nessuno. E come abbiamo scritto fino allo sfinimento, il ritornello “non sapete quello che abbiamo trovato” non è più accettabile. Anche perché sarebbe bastato leggere i giornali con un po’ di attenzione nel corso del tempo e grosse sorprese chi oggi governa la città non avrebbe dovuto averne.

Stamane alle 10 per la prima volta dei cittadini, ancora non sappiamo quanti saranno, protesteranno davanti a Palazzo Zanca per chiedere le dimissioni di Accorinti. Magari, come ha dichiarato qualcuno, sarà una manifestazione strumentale (in passato abbiamo avuto sindaci innegabilmente ben peggiori), però è sicuramente un segnale. Sul quale riflettere, ragionare e, magari, valutare una sana sterzata.

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