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A Casa Serena è iniziato lo sciopero della fame

I lavoratori in presidio

E’ iniziato questa mattina lo sciopero della fame di quattro lavoratori della struttura. Giovanni Andronaco, Pippo Stella, Gianfranco Traina e Riccardo Cameli non mangeranno fino a quando non avranno ottenuto tutti gli stipendi arretrati.

La cooperativa Azione Sociale che gestisce il pensionato comunale deve ancora pagare gli stipendi di novembre, dicembre e gennaio e la tredicesima. Nonostante il 21 gennaio scorso abbia incassato due fatture per 640 mila euro, i lavoratori hanno ricevuto solo il salario di ottobre. Quattro mensilità arretrate sono davvero troppe e così questa mattina si sono attrezzati con tende e un gazebo che hanno allestito nella pinetina davanti all’ingresso di Casa Serena.

Una decisione assunta in totale autonomia dalle organizzazioni sindacali da quello che hanno chiamato il “Movimento Lavoratori Casa Serena” nato  spontaneamente, fanno sapere, “come reazione alle

condizioni in cui versiamo, che sono divenute invivibili. Questa situazione è un’agonia, giorno dopo giorno le nostre esistenze risultano sempre più ipotecate. La nostra qualità di vita è talmente scadente che non abbiamo più niente per vivere e più niente per morire.

Quello che ha vissuto fino ad oggi Casa Serena non ha precedenti -raccontano i lavoratori. Abbiamo finito il 2012 con il terrore della chiusura, decisa dal commissario straordinario del Comune di Messina Luigi Croce, e abbiamo iniziato l’anno con ammortizzatori sociali. Continuiamo a dover subire la mancata retribuzione degli stipendi.

Siamo certi che esistano responsabilità politiche e sindacali sulla mannaia che si è abbattuta su Casa Serena, ma riteniamo che a pagare non debbano essere sempre gli stessi: i lavoratori e gli anziani che assistiamo. Invitiamo le istituzioni preposte a fare chiarezza su tutte le dinamiche che riguardano i servizi sociali in genere ed in particolare Casa Serena. La nostra vertenza -concludono-a parte il problema delle retribuzioni, che sono essenziali per la sopravvivenza e per una vita quasi decorosa, è concentrata proprio sulla stabilità del lavoro”.