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7 marzo 11.52 STU Tirone, il PD: “Progetti incompatibili con un’idea di riqualificazione”

Il Partito Democratico ha condotto un’approfondita analisi sul merito dei progetti relativi alla trasformazione urbana del Tirone e sul percorso amministrativo sin qui seguito dal Comune di Messina in relazione alla STU Tirone S.p.a.

Partendo dai rilievi più macroscopici relativi all’impatto ambientale, urbanistico, estetico e paesaggistico degli interventi edilizi previsti nel antico quartiere Tirone abbiamo riscontrato che i progetti contenuti nel Piano Industriale STU sono incompatibili con un’idea di riqualificazione di un quartiere storico come il Tirone. Pur mantenendo un atteggiamento positivo rispetto allo strumento della Società di trasformazione Urbana che di per se può costituire un’opportunità virtuosa attraverso l’incontro tra gli interessi privati e quelli collettivi, nel caso della STU Tirone le volumetrie previste in un ambito già fortemente antropizzato con alta concentrazione di traffico e scarsa viabilità ci hanno spinto a rivedere integralmente l’assetto consolidato nel Piano Industriale e nell’accordo di programma siglato tra Comune e Regione.

Giungiamo alla presentazione di una delibera di revoca/annullamento degli atti della complessa procedura della STU e alla conseguente liquidazione della società di cui il Comune detiene il 30 % delle azioni. Dopo aver esperito tutti i tentativi finalizzati a modificare la pianificazione contenuta nei programmi della STU Tirone al fine di ricondurre gli interventi ad una idea di riqualificazione e valorizzazione delle aree di pregio storico/architettonico e contenere al minimo le volumetrie necessarie per assicurare il profitto dei privati che hanno investito nella STU Tirone, sono risultati impraticabili per via di strutturali illegittimità che a nostro avviso hanno viziato la procedura della STU a partire dalla gara esperita dal Comune nel 2001 per la scelta del socio privato della STU fino alla variante allo strumento urbanistico generale approvata attraverso l’Accordo di programma tra il Comune di Messina e la Regione Siciliana del 2009.

Infatti oltre alle inedite volumetrie,  previste negli interventi della STU, estranee al nostro PRG, vi sono gravi illegittimità nella procedura che impediscono ogni tentativo riformatore del procedimento amministrativo. 

QUESTIONI FORMALI

1)secondo l’art. 120 D.lg. 267/2000 (norma di riferimento per le STU) i Comuni possono costituire società per azioni per progettare e realizzare interventi di trasformazione urbana in attuazione di strumenti urbanistici vigenti. Per il Tirone il PRG prevedeva la redazione di un piano particolareggiato mai  realizzato, e quindi stante gli interventi progettati in deroga al PRG, il Comune prima di avviare la costituzione della STU avrebbe dovuto dotare l’area dell’intervento di un adeguata pianificazione urbanistica. Il comune non può delegare a società la funzione di pianificazione urbanistica, bensì deve dettare le regole urbanistiche ed in esecuzione di esse la STU può intervenire ai sensi di legge; 

2)la Circolare del Presidente della Regione Sicilia 2 settembre 1999 N. 1/V altresì prevede che la progettazione di cui sopra deve seguire e non precedere la eventuale variante urbanistica e che quindi prima si sarebbe dovuta determinare la destinazione urbanistica di suoli e solo successivamente si sarebbe dovuto progettare in conformità; 

3)il bando di gara pubblicato dal Comune in seguito alla delibera del Consiglio Comunale n. 73/c del 2001, ha come oggetto principale la realizzazione di opere per un importo superiore a 100.000.000 di euro, pertanto si tratta di un vero e proprio appalto di opere mentre si è adottata la procedura di gara per l’appalto di servizi. L’affidamento dei lavori non ha costituito oggetto della procedura di gara perche non vi è stata competizione sulle offerte ne sui progetti determinando violazione delle regole sulla concorrenza ed il mercato. Di fatto con la gara si individua un raggruppamento di imprese disposte a rilevare il 70% delle azioni della STU conferendo ad esse la qualità di socio privato e contestualmente si da il via libera allo stesso di progettare e realizzare anche con fondi pubblici opere, realizzarne altre con fondi privati in variante al PRG con la previsione di commercializzarle sul mercato o venderle al Comune tutto questo senza  alcuna competizione sul prezzo di realizzazione e di progettazione. 

QUESTIONI DI MERITO

Il progetto incide su uno dei siti storici più antichi della città con edifici risalenti a prima del terremoto aventi qualità architettoniche e valore culturale tali da richiedere interventi di recupero di ridotto impatto ambientale finalizzati alla rigenerazione urbana ed alla valorizzazione del contesto urbanistico storico mentre gli interventi sono di forte impatto: Polo Scolastico, parcheggio multipiano, edilizia residenziale pubblica, centro commerciale, edificio residenziale e per uffici di 15 piani in Via Cadorna,  edificio residenziale per uffici in Viale Italia.

Si considera sproporzionata la previsione di un parcheggio multipiano con quella volumetria in contraddizione con le previsioni del Piano Urbano della Mobilità e che buona  parte del dimensionamento scaturisce dalla necessità di soddisfare la necessità di parcheggi pertinenziali dell’insediamento dei nuovi edifici che costituiscono un rilevante volume edilizio estraneo al contesto storico-urbano del Tirone. Assolutamente inopportuna la previsione di nuove costruzioni sul Viale Italia, in particolare il centro commerciale e la palazzina di edilizia residenziale privata, in un’area densamente urbanizzata servita da una viabilità insufficiente a sopportare il traffico esistente oltre all’impatto paesaggistico negativo che tali opere avrebbero  Assolutamente fuori contesto il palazzo a 15 piani in Via Cadorna che dovrebbe ospitare uffici pubblici che dalle previsioni dovrebbe essere finanziato da Enti interessati ad acquistarlo al fine  allocarvi i propri uffici. Al momento non si hanno notizie di Enti che hanno manifestato il proprio interesse ad acquistare. Infine invasivo e deturpante l’intervento di edilizia residenziale pubblica e privata previsto in Via Pascoli. Non bisogna trascurare l’impatto sull’assetto idrogeologico del versante collinare interessato. Non trascurabili la netta contrarietà dell’Ordine degli Architetti e le forti perplessità dichiarate dall’Ordine degli Ingegneri. 

Vi sono inoltre ragioni di ordine finanziario che confermano l’impossibilità del raggiungimento dell’oggetto sociale della STU. Le opere pubbliche previste nella STU vanno realizzate  secondo il piano finanziario in parte con fondi della legge Tognoli ( Parcheggio multipiano) e in parte con le risorse destinate dal contratto di quartiere II (edificio destinato a residenza pubblica) mentre la rimanente parte va reperita sul mercato o da altri finanziamenti pubblici. 

Crediamo che le risorse mancanti dovranno essere integrate dal Comune direttamente o comunque dalla STU di cui il Comune e socio al 30 % e che l’attuale situazione economica rende impossibile qualsiasi esposizione finanziaria. Inoltre il socio maggioritario della STU , la demoter ha avviato le procedure di liquidazione rendendo ancor più incerta la solidità economica della compagine privata maggioritaria della STU.

Nella delibera che presentiamo si determina la revoca e annullamento dell’intera procedura e  la liquidazione della STU. Ad undici anni dalla costituzione della STU siamo convinti che si debba utilizzare i fondi pubblici rimasti congelati per interventi di vera riqualificazione del Tirone  in particolare della Piazza Lo Sardo, della Scalinata Sergi, della Scalinata Santa Barbara, del Palazzo degli Elefanti e della Galleria Santa Marta. Crediamo nella partnership pubblico-privato ma deve essere equilibrata sia negli interessi in gioco, sia nell’impatto con il territorio. Nel caso di specie i due requisiti sono ampiamente disattesi.