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5 settembre 20.12 Manovra, Armao: “Resta iniqua, ma riconosce specialità delle autonomie”

L’assessore per l’Economia della Regione siciliana, Gaetano Armao al termine della manifestazione di Regioni Provincie e Comuni contro il peso finanziario della manovra sulle autonomie locali, ha ribadito la proposta che parte dall’unione delle autonomie della Repubblica, con cui si chiede “un riparto equo di oneri, e non scelte insostenibili che ricadono sui servizi ai cittadini”.

“Che fosse oltre che iniqua e penalizzante per il sud anche incostituzionale, lo avevamo sottolineato subito – ha precisato l’assessore – Non si poteva, infatti, sotto l’urgenza di realizzare il federalismo del debito pubblico, azzerare l’autonomia regionale, travolgendo competenze che lo Statuto attribuisce alla legislazione siciliana”.

“E cosi’ – ha spiegato Armao – il testo approvato dalla Commissione Bilancio del Senato, recependo le richieste della Sicilia e delle altre Regioni a Statuto differenziato, ha inserito la norma di salvaguardia (art. 19 bis), in base alla quale l’attuazione delle disposizioni della manovra, dovra’ avvenire nel rispetto degli statuti e secondo quanto previsto della disciplina sul federalismo fiscale (art. 27, l n. 42/2009). Quanto ottenuto con la modifica del decreto, se da una parte e’ il riconoscimento dell’autonomia, dall’altra conferisce alle Regioni a statuto speciale la responsabilita’ di scelte imprescindibili di risanamento e rigore, per contribuire alla stabilizzazione finanziaria”

“La Sicilia – ha aggiunto l’assessore – ha iniziato a fare la propria parte, a partire dal bilancio del 2011 che riporta la spesa corrente ai valori del 2001, dalla riduzione delle societa’ partecipate da 34 a 14, (con la riduzione di componenti di organi amministrativi e la limitazione dei compensi), dal contenimento delle posizioni dirigenziali e dalla riduzione di enti sanitari e enti costituiti da autonomie locali. Da ultimo, la delibera di giunta del 5 agosto scorso che ha imposto la riduzione delle spese degli apparati amministrativi (taglio agli stipendi di assessori, spese dei gabinetti a meno 40% rispetto allo scorso anno, riduzione di auto di servizio, consulenti etc)”.

L’assessore ha concluso affermando che occorre adesso “completare il percorso avviato e che l’occasione dovra’ essere la prossima finanziaria, sulla quale l’Assessorato sta gia’ lavorando. L’Ars dovra’ assumersi il compito di scelte coraggiose, che consentano di chiudere una fase troppo lunga nella quale la specialita’ regionale si e’ contraddistinta soprattutto per i privilegi che costituiva e le rendite accordate fuori da ogni controllo finanziario”.

“Occorre seguire la strada scelta per i comuni minori – ha concluso l’assessore – per i quali in Sicilia avevamo contestato la linea della soppressione, che non porta seri risparmi almeno da noi, privilegiando, invece, l’accorpamento obbligatorio dei servizi. Oggi il legislatore statale intende seguire questa strada che potra’ essere la ‘via siciliana’ all’ammodernamento, insieme al riordino degli enti intermedi, naturale evoluzione delle province regionali, e al dimagrimento dell’apparato regionale. E’ il momento delle grandi riforme e la Sicilia deve poter dimostrare di utilizzare al meglio la sua autonomia”.