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6 maggio 08.46 “Auctoritas”, omaggio a Joyce alla Sala Laudamo

“Artista da giovane – Omaggio al Dedalus di James Joyce”, uno spettacolo di Claudio Collovà, con Salvatore Cantalupo e Alessandro Mor, in scena nella Sala Laudamo oggi e domani, chiude il cartellone “Auctoritas”, curato da Dario Tomasello. Scene di Giulio Ceraldi.

‘Artista da giovane’ – come spiega Collovà – è un’indagine sulla memoria. L’epoca degli accadimenti è già specificata nel titolo e oltre che un tempo indica una dimensione ben precisa dell’esistenza. Un tempo in cui convivono tensioni contrapposte: la vitalità spesso trattenuta e l’intensità con cui si avvertono impulsi creativi, espressioni di ricchezza e anche di dolore. Ecco cosa dice Joyce:  “… L’artista come il Dio della creazione, rimane dentro o dietro o al di là o al di sopra dell’opera sua, invisibile, sottilizzato sino a sparire, indifferente, occupato a curarsi le unghie”. L’artista da giovane non si cura le unghie, l’artista da giovane il più delle volte si tormenta le mani. Non sparisce, non rimane dentro o al di là o al di sopra dell’opera sua, né diventa invisibile, e soprattutto non sa sparire, e non sa rimanere indifferente. “Sono partito – aggiunge l’autore-regista – dal Dedalus di James Joyce, il romanzo che termina il suo racconto là dove inizia l’Ulisse, per approdare a riflessioni sull’arte e sull’apprendimento. Nel suo bellissimo romanzo, Joyce racconta di una voluta e desiderata fuga dalle limitazioni di una educazione religiosa, trasmessa in modo coercitivo in un collegio di gesuiti, una sorta di extra-mondo, in cui si odono i propri passi come in un territorio alieno. Tra le mura spesse dei principi, dell’educazione e dell’insegnamento, il nostro Artista sembra ripercorrere

il destino di una figura mitica, quella di Icaro, che osò volare pericolosamente troppo in alto e troppo vicino al sole. Nel gesuita educatore ho visto polvere, conservazione, minaccia, violenza, e uno sguardo sul mondo vicino al ridicolo, in mostra nell’opaca trasparenza di una teca, come un fantasma in un armadio, una proiezione della mente, una fisicità distorta come in un sogno”.

Collovà, palermitano, spesso lavora a Milano (dove ha anche insegnato allo IULM) e vanta una serie di collaborazioni importanti a livello europeo. Tra i suoi lavori più conosciuti Le buttane di Aurelio Grimaldi, Eredi su Magritte, Miraggi Corsari da Pasolini, Fratelli di Samonà, La caduta degli angeli da i drammi celtici di. Yeats, K. L’agrimensore dal Castello di Kafka, La famiglia dal Re Lear di Shakespeare, La terra desolata di Eliot, Donne in tempo di guerra dalle Troiane di Euripide, apertura del Festival Unidram di Postdam, Woyzeck di Büchner prodotto dal Maladype di Budapest in lingua ungherese, Hamlet Album de Familie, in lingua rumena, prodotto da Teatrul Mic di Bucarest, basato sulla fotografia di Jan Saudek. Ha collaborato con il Deutches Teater di Berlino e per l’Unione dei Teatri d’Europa ha diretto Woyzeck di Büchner al Wilhelma Teater di Stoccarda in lingua tedesca. Molti suoi lavori sono stati prodotti o coprodotti da Teatridithalia di Milano diretto da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni.

Dal 1997 a oggi ha realizzato e diretto spettacoli e video anche con la partecipazione di minori reclusi presso l’Istituto Penale Minorile di Palermo. I suoi spettacoli sono stati riconosciuti di alto valore artistico e sociale dal Ministero di Giustizia in protocollo di intesa con l’Eti. Con la coreografa Alessandra Luberti dirige a Palermo, Officine OURAGAN, spazio dedicato alla ricerca teatrale e coreografica e alla formazione.    

Sala Laudamo 6 e 7 maggio ore 21