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5 giugno 09.05 Amianto killer a Fondo Fucile, Gioveni (UDC): “Utilizziamo i fondi della Protezione Civile”

Libero Gioveni

Ancora irrisolto il nodo della baraccopoli di Fondo Fucile e dello stato di assoluto pericolo per la salute pubblica per la presenza di 5 mila metri quadri di amianto in evidente stato di deterioramento. Vista la lentezza della macchina del Risanamento, il consigliere UDC del III Quartiere Libero Gioveni propone di utilizzare i fondi della Protezione Civile. 

 

“In merito all’annosa vicenda del mancato risanamento di Fondo Fucile -scrive Gioveni- la cui baraccopoli, come è noto, essendo da sempre maggiormente investita dalla pericolosissima presenza di amianto (molto nocivo per la salute), rivestirebbe certamente una priorità ben più alta rispetto ai tanti altri ambiti di Risanamento. 

La proposta, sicuramente senza precedenti, consiste nel richiedere all’assessorato regionale al Territorio e alla giunta e al Consiglio Comunale di Messina di estrapolare la zona di Fondo Fucile dall’ambito “E” del Risanamento dove è attualmente inserita e di introdurla nel contesto di un “progetto di opere complesse di demolizione della baraccopoli di Fondo Fucile e ricostruzione alloggi di E.R.P. con relativa assegnazione alle famiglie residenti” da finanziare con i fondi della Protezione Civile. 

Tale escamotage – prosegue Gioveni – sarebbe possibile per le comprovate e reali condizioni di assoluto pericolo per la salute pubblica, visto che a parlare, oltre

al visibile degrado rappresentato dalla vastissima baraccopoli ricoperta da circa 5 mila metri quadri di amianto e lastre di eternit in evidente stato di deterioramento e alterazione, ci sono anche gli atti e le relazioni che da quasi 10 anni a questa parte (iniziò la Polizia Municipale nell’anno 2003) attestano la pericolosità dell’immensa area. 

Alle prime dettagliate relazioni della Polizia Municipale, infatti, si sono aggiunte negli anni a venire anche quelle altrettante minuziose dell’ex ASL, del Genio Civile e dell’ARPA, tutti enti autorevoli e competenti in materia, i cui atti convergono nell’unica e tanto decantata direzione dell’urgente necessità di sgomberare l’area inquinata di amianto con relativa sistemazione delle 140 famiglie residenti. 

Inoltre -prosegue il consigliere- anche l’ultimo esposto in Procura presentato proprio in questi giorni da una delegazione di queste famiglie guidate dall’ex assessore al Risanamento Pietro Currò (che della questione ne ha fatto da sempre una battaglia), oltre a testimoniare la loro esasperazione giunta ormai al limite della sopportabilità, dimostra anche come la “questione Fondo Fucile”, avendo assunto il carattere della straordinarietà, vada affrontata attraverso un percorso politico e amministrativo diverso da quelli già avviati con la Legge 10 del ‘90 sul Risanamento delle aree degradate. 

Solo così -conclude Gioveni- la “bomba ecologica Fondo Fucile” potrà essere disinnescata. Diversamente, conoscendo la lenta macchina del Risanamento, non si potrà che assistere ad altri 50 anni di proclami, agonie e denunce”.