5 dicembre 18.07 Impalcatura appoggiata a fontana del ‘700

Si può “appoggiare” una impalcatura su una fontana del ‘700? A Messina sì. È quanto si può osservare all’angolo fra via Primo Settembre e via Cardines, dove sono state ricomposte a suo tempo due delle Quattro Fontane, che segnavano prima del terremoto del 1908 lo stesso incrocio.

Ma a Messina il terremoto dei Beni culturali non è mai finito, anche se la Regione siciliana ha regalato alla città una Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, con il suo bel corteggio di soprintendenti. L’ultimo in ordine di tempo, Salvatore Scuto, di recente è intervenuto sul quotidiano “Gazzetta del Sud” per lamentarsi delle reti di protezione messe sotto i balconi in attesa di restauro. Sono anti-estetiche, sono brutte, e il soprintendente non ha mancato di farlo notare.

Ora si dà il caso che alcuni dei messinesi presi di mira dal’arch. Scuto per queste “brutture” abbiano deciso di reagire positivamente, appaltando la riparazione dei propri balconi. Lo hanno fatto quelli del Palazzo Barbaro. Il soprintendente sarà contento, ma il circolo di Sinistra Ecologia Libertà “Aldo Natoli”

gli chiede di non distrarsi per festeggiare troppo. Tocca a lui la salvaguardia dei beni artistici della città? Allora, visto che gli piace tanto passeggiare per le vie della città, il circolo lo invita a uscire dal suo palazzo di viale Boccetta, a portarsi all’angolo fra via Cardines e via Primo Settembre e verificare se si possano temere dei danni per la fontana a causa di quell’impalcatura (di cui si fornisce documentazione fotografica).

Una lastra metallica, sotto la stessa impalcatura, è stata inserita a forza sotto il vascone della fontana, dove ci sono anche decorazioni floreali in marmo. Il tritone, sempre in marmo bianco, che sporge a destra, lo fa per guardare i tubi Innocenti. È sicuro che siano state prese tutte le precauzioni per evitare danneggiamenti, anche involontari?

Al circolo “Natoli” piacerebbe molto di più un soprintendente che si occupa di salvaguardare i beni culturali della città, che non un funzionario, responsabile anche dei beni ambientali, che dice di sì al Ponte. Pure il paesaggio è un bene della città e potrebbe essere danneggiato dagli “inimici della nostra patria” messinese.

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