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3 ottobre 16.01 ATM, i sindacati compatti:”Salvare l’Azienda trasporti per dotare la città di un servizio efficiente”

Il dibattito sull’annosa questione del trasporto pubblico, e sulla partecipata comunale chiamata a gestire questo servizio, ha sempre scontato i limiti dello studio, dell’analisi e delle soluzioni.

Il presupposto che tutto ciò che sia pubblico debba obbligatoriamente poggiarsi sull’assistenzialismo e sullo sperpero, perlopiù incontrollato, ha costituito infatti sinora l’alibi alla proprietà comunale per rinviare di affrontare seriamente il problema e per continuare a disinteressarsi dei bisogni della collettività, delle dinamiche di questo mercato, delle potenzialità dell’azienda e delle capacità dei suoi amministratori, sottraendosi così a svolgere quell’ineludibile ruolo di programmazione e di controllo.

Relegare l’ATM al ruolo di azienda “assistita” ha consentito alla classe politica da un lato di utilizzare questa struttura per propaganda elettorale ed appendice del proprio sistema, e dall’altro di negarle qualsiasi investimento.

L’ATM senza programmazione e senza un contratto di servizio che regolasse i rapporti, la quantità e la qualità di prestazioni che era tenuta a garantire, è stato lo strumento a cui il Comune di Messina, spesso anche attraverso una semplice telefonata, ha continuamente fatto ricorso per ovviare alle varie emergenze., dall’ordine pubblico delle partite di calcio e fino all’incasso dei ticket per l’ecopass.

Una pluralità di compiti e di sforzi al servizio della città mai contabilizzati e riconosciuti dalla proprietà comunale che, però, pesano sulle deboli spalle di una struttura. costretta a fare i conti con un bilancio sempre più decurtato.

Le condizioni

Le risorse su cui si regge l’ATM sono quelle che derivano dai trasferimenti comunali, da quelli regionali e dall’incasso dei biglietti e dei ticket parcheggi. Le somme che il Comune di Messina destina ogni anno a questa azienda sono pressoché rimasti invariati da oltre un decennio.

I trasferimenti regionali, vincolati alla quantità dei chilometri effettuati, hanno invece subito una drastica riduzione, per via del minor numero di mezzi circolanti, e ciò si è ovviamente tradotto in un conseguente abbassamento dei ricavi dei biglietti venduti.

Durante questo lungo periodo in cui si sono succeduti ben quattro rinnovi contrattuali nazionali, e molteplici aumenti dei costi per carburante e pezzi di ricambio, il Comune di Messina, a differenza delle altre città italiane, non ha speso una lira per rinnovare il parco mezzi ed ha invece trasferito, in comodato d’uso e senza somme aggiuntive, l’intero sistema della tranvia, i cui due soli appalti esterni, legati alla manutenzione dei mezzi e della linea, hanno imposto un costo di oltre due miliardi di lire.

Sempre durante questi anni non è stato espletato alcun concorso per sopperire alle carenze del personale che andava in pensione e si è fatto fronte alle necessità solo con l’immissione dei “parcheggiatori”, e dei cosiddetti “contrattisti”.

I primi sono il risultato dell’affidamento del servizio parcheggi nella ZTL all’azienda, ed il loro costo, così come certificato dal Comune di Messina all’atto stesso del conferimento delle attività e nelle diverse audizioni con l’azienda, si ripagano per intero dalla vendita dei

 

pass e dall’importo delle sanzioni elevate, che però non finiscono nelle case dell’ATM ma in un apposito e diverso capitolo del bilancio comunale.I “contrattisti” invece impiegati inizialmente alla vendita dei titoli di viaggio, sono stati per lungo tempo a totale carico dello Stato, chi provvedeva a corrispondere loro la specifica indennità, e successivamente, soltanto dopo la definizione del “contratto” quinquennale, la loro retribuzione ha comportato il riconoscimento di una sola quota oraria integrativa a carico dell’azienda.

Costo del lavoro

A parte il conveniente impiego di parcheggiatori e contrattisti, che ha costituito nei fatti un utile risparmio, ciò che indica come l’ATM abbia il più basso costo del lavoro rispetto alle altre aziende pubbliche è la quota di retribuzione derivante dalla contrattazione aziendale. L’ultimo contratto aziendale infatti, basandosi su quanto disponeva la contrattazione nazionale, come ad esempio la soppressione del bigliettaio e l’istituzione del monoagente ha fissato, e non avrebbe potuto fare altrimenti, una quota di recupero di produttività soltanto per gli assunti a quella data, escludendo quindi di fatto una buona parte della platea dei beneficiari.

L’assenza di una nuova contrattazione, a cui le parti sono state costrette dal perdurare di uno stato di crisi che segna ormai cronicamente il ritardo ultrabimestrale ,degli stipendi, ha quindi impedito l’estensione dei benefici a tutti i dipendenti, e ciò oggi fa si che ad una buona parte dei lavoratori vengano ancora negate le integrazioni allora disposte.

La crisi

Con gli importi dei trasferimenti comunali bloccati ad oltre dieci anni addietro e con quelli regionali decurtati, dai debiti contratti per anticipazioni e per i minori chilometri percorsi, le casse dell’ATM sono state seriamente colpite.

L’ATM come qualsiasi azienda di trasporto pubblico non sconta le difficoltà di un mercato dove esiste una crisi della domanda.

Anzi al contrario la domanda di trasporto pubblico è in forte aumento ed a Messina, sia in considerazione delle condizioni delle strade, del traffico e dei parcheggi, che delle difficoltà economiche delle famiglie, lo è ancora di più.

La risposta invece che l’ATM è costretta ad offrire al mercato in queste condizioni è abissalmente insufficiente.

Costretta com’è a ritagliare dove può per far bastare gli esigui finanziamenti, e soprattutto senza nuovi investimenti, l’ATM tenta ormai di garantire un residuale servizio rattoppando i pochi mezzi che gli sono rimasti e che, proprio per via dei tanti chilometri a cui sono quotidianamente sottoposti e dei ripetuti aggiustamenti, continuano inesorabilmente a guastarsi ed infine a fermarsi.

Questo disperato tentativo di contenimento dei costi, ha determinato ormai non solo il cronico ritardo degli stipendi ma anche l’abbassamento della spesa per i pezzi di ricambio.

Il logico risultato di questa prassi è la progressiva riduzione del parco mezzi che impedisce all’ATM di cogliere le opportunità offerte dal mercato, la costringe a dover rinunciare ad una parte consistente dei biglietti che prima vendeva ed anche a non poter intercettare i nuovi guadagni che così invece potrebbe ottenere.

L’anomala veste giuridica

L’ATM è tra le poche realtà siciliane e nazionali a mantenere l’anacronistica veste di “azienda speciale” superata sin dall’introduzione della Legge Bassanini e successivamente dalle modifiche apportate dalla legislazione regionale.

Ciò fa si che in realtà il rapporto tra l’azienda, il Comune di Messina e la Regione Siciliana, sia viziato nella forma e nella sostanza, tanto che a differenza delle altre aziende, sia pure private, alla partecipata comunale è addirittura inibito il ricorso al decreto ingiuntivo per l’ottenimento delle somme vantate, così come l’addebito di penali nei casi di inadempienze da parte dell’amministrazione comunale.

Questa sconveniente condizione è stata più volte segnalata dall’assessorato regionale trasporti che in merito, essendo obbligato dalla legge ad esercitare

i compiti di controllo riguardo all’effettuazione dei servizi, ha addirittura avanzato richiesta all’Assessorato Regionale Enti Locali per la nomina di un commissario ad acta.

Sulla questione pesano inoltre gli interventi della Corte dei Conti e dall’Assessorato Regionale al Bilancio che hanno chiesto di capire come l’ATM intendesse mettersi in regola e non di meno a che titolo fossero ancora corrisposti all’azienda pubblica i finanziamenti.

Nel corso dell’ultimo incontro l’Assessorato Regionale Trasporti ed infrastrutture ha espressamente indicato nel blocco dei trasferimenti la logica conseguenza al perdurare di questa condizione, dichiarandosi al contempo disponibile a definire con il Comune di Messina un percorso che porti ad una definitiva soluzione.

I bilanci

Nonostante l’approvazione da parte degli organi aziendali, i bilanci dell’ATM non sono mai stati riconosciuti dal consiglio comunale fin dallo scorso 2003. Ciò ha fatto sì che il bilancio comunale non contempli affatto questa voce tra le sue perdite, nonostante il ripiano dei debiti per le aziende partecipate sia per legge un atto dovuto, ma anche che lo stesso consiglio comunale non abbia finora mai voluto accertare le cause ed i responsabili di tale situazione.

La mancata approvazione dei bilanci, ripetiamo obbligatori per legge, tutt’oggi è l’unico impedimento ad avviare la trasformazione della veste giuridica dell’ATM in società di capitali, come previsto dalla normativa vigente che richiama espressamente gli ultimi tre anni.

L’ipotesi di scioglimento dell’ATM

La precedente ipotesi di avviare le procedure per sciogliere l’ATM, definita nella delibera di giunta inviata al consiglio comunale da parte dell’amministrazione, non avrebbe risolto il problema dell’ATM, ma solo accollato sul bilancio comunale, e quindi sulle spalle dei messinesi, l’intero onere delle perdite, aggravate dai costi di chiusura attività.

Lo scioglimento infatti anche producendo i suoi effetti a distanza di mesi, avrebbe forse alleviato le responsabilità del consiglio comunale, che invece di recuperare gli ultimi 8 anni di inadempienze approvando i bilanci sinora respinti si sarebbe limitato a riconoscere, come atto dovuto, quanto risultante dalla procedura, ma non avrebbe certamente risolto il nodo di come gestire il trasporto pubblico e soprattutto come coprire i debiti dell’ATM senza sovraccaricare di tasse i cittadini messinesi.

Tra altro una volta avviato l’iter dello scioglimento dell’ATM a distanza di tempo i lavoratori e quindi il servizio si sarebbero trovati privi di alcuna programmazione e tutela, e con la semplice prospettiva di un futuro in cui, oltre alla definizione dell’azienda restavano ancora da individuare le risorse e stabilire l’organizzazione del lavoro e le modalità dei servizi.

 

Lo scioglimento dell’ATM inoltre comporta automaticamente anche se a distanza di mesi la certificazione del debito, sinora omesso dai bilanci comunali, e quindi la necessità di una copertura di questo, per cui l’idea di una nuova azienda potrebbe essere pregiudicata dalla scarsa attrazione che logicamente manifesterebbero i privati, più interessati a questo punto a sostituirsi che a salvare l’azienda pubblica, e dalla necessità di trovare nuova liquidità per costituire, far decollare e dotare di nuovi mezzi il nuovo soggetto.

La convenienza del salvataggio di ATM ( in analogia a quanto è avvenuto nell’Azienda Trasporti di Catania )

Per quanto possa apparire strano l’ATM produce meno debiti se non viene liquidata. Con i trasferimenti bloccati e con il debito contratto con l’assessorato regionale trasporti ed infrastrutture l’unica strada per invertire la tendenza ed aumentare i ricavi risiede nell’aumento dei servizi e nel potenziamento della flotta.

L’aumento dei mezzi in circolazione, la possibilità di intercettare nuove fasce di utenza, anche attraverso l’emissione di nuove e diversificate offerte di abbonamento indirizzate a specifici settori sociali, comporterebbe automaticamente al contempo un incremento dei passeggeri e dei ricavi ed una maggiorazione degli introiti per il riconoscimento dei maggiori chilometri percorsi.

Un vero e proprio nuovo sistema della mobilità cittadina che consenta, come in qualsiasi altro capoluogo italiano, di superare finalmente le difficoltà del congestionamento del traffico derivante dall’attraversamento della città, disincentivando l’utilizzo dei mezzi privati ed abituando alla convenienza dell’offerta pubblica per raggiungere i luoghi di lavoro, di studio, e gli uffici pubblici.

Un efficiente e coordinato sistema di rete della mobilità urbana, composto da un serio piano parcheggi e dalla chiusura al traffico di una buona porzione del centro cittadino, che coprendo l’intero percorso comunale consenta di superare l’emarginazione di alcuni quartieri e renda sempre più conveniente l’utilizzo dei mezzi pubblici agendo in direzione di un miglioramento della qualità della vita, di un risparmio delle spese legate al traffico, e di un aumento degli introiti connaturati a questo servizio.

La convenienza che l’ATM gestisca per intero questa rete di servizi, senza esternalizzazioni, risiede non solo nella logica capacità di coordinamento degli stessi ma anche dal contributo ai propri bilanci che attività diverse da quelle del trasporto può attrarre restituendo così in favore dell’azienda, e quindi della collettività, ciò che invece nelle mani dei privati diverrebbe solo profitto.

Una ATM quindi pubblica, unica ed indivisibile, in cui sia garantito il mantenimento della posizione economica e contrattuale dei dipendenti, la loro costante formazione e la crescita professionale per rispondere sempre più alle nuove e diverse esigenze, e che punti realmente al pareggio di bilancio, contribuendo attraverso il potenziamento dei servizi e le maggiori entrate anche all’estinzione della massa debitoria prodotta dai suoi amministratori.

Una operazione così importante presuppone però una chiara presa di coscienza da parte di tutti gli organi comunali, ed un preciso e studiato piano industriale che non sia frutto dell’improvvisazione e non scaturisca dalla mente dei soggetti che nessun titolo possono vantare in merito e che, al contrario, sono stati finora i protagonisti dello sfascio dell’azienda.

Il sindacato ed i lavoratori sono pronti a raccogliere la sfida ed a confrontarsi sui dati reali, su quanto cioè costa il servizio, su come si intercetta nuova utenza e si ampliano le attività, su come si aumentano i ricavi, su come si pareggiano i conti, ed a fare la propria parte in direzione del salvataggio dell’azienda. Ma allo stesso modo pretendono

 

immediatamente chiarezza sulle volontà, sul progetto, sulle risorse individuate in bilancio e sui tempi di realizzazione.

Il sindacato pertanto ribadisce:

Mai e poi mai avallerà un progetto di liquidazione dell’A.T.M. di Messina; L’A.T.M. , trasformata in S.p.A. dovrà rimanere a totale partecipazione pubblica e dovrà comprendere tutte le attività produttive collegate alla mobilità cittadina; Il nuovo soggetto giuridico dovrà assorbire, all’interno del suo organigramma, tutto il personale in atto in servizio ivi compresi i lavoratori contrattisti e quelli operanti nella Z.T.L. mantenendo la posizione giuridica ed economica dallo stesso occupata derivante dai vigenti C.C.N.L. autoferrotranvieri e dagli accordi di contrattazione decentrata.