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28 gennaio 11.39 Presentato il report sugli affitti del Sicet Cisl. Foti: “A Messina troppa illegalità”

In un recente rapporto del CNEL del luglio 2010 con oggetto “La crisi degli affitti e il Piano di Edilizia Abitativa” emerge in tutta la sua evidenza che vi sono fasce sempre più ampie della popolazione che non sono più in grado di sostenere i costi legati alla casa e quindi nasce la necessità di politiche della casa che vengano incontro a questa crescente difficoltà. Nello studio in questione si sottolinea come il valore di reddito da prendere a riferimento al di sotto del quale risulta assai problematico il vivere quotidiano, è indicato in circa 14.000 euro netti l’anno o il corrispondente valore ISEE. Queste categorie di cittadini, dove si concentra il massimo del disagio abitativo, sono costrette a destinare dal 63% al 94% del loro reddito per spese abitative, rispetto a una soglia di vivibilità che indica intorno al 30% la percentuale sostenibile di spesa per l’abitare.
Significa che, per la fascia di reddito indicata, la quota di canone dovrebbe aggirarsi intorno alla soglia di 250-300 euro/mese.
Da numerose fonti, risulta invece che il mercato del libero affitto si attesta attualmente sui seguenti valori medi: contratti in essere 740 Euro; stipula di nuovi contratti 1100 euro. Tali valori risultano mitigati solo nel caso di canoni concordati che comunque interessano solo una piccola parte del mercato dell’affitto.
Di fatto quindi, ci troviamo in un mercato dell’affitto composto da un’area a canone libero (1.100 euro), una di canone concordato (800/900 euro) e una a canone di edilizia sociale (80 euro) in attesa che il nuovo Piano casa possa dispiegare i suoi effetti e con l’introduzione del Sistema Integrato di Fondi, possa nascere una nuova fascia di canoni convenzionati che dovrebbero aggirarsi intorno ai 400-600 euro.
E’ evidente che la fascia di reddito a maggiore disagio presa a riferimento (-14.000 euro) risulta completamente priva di una offerta adeguata alle sue possibilità di reddito se teniamo conto, inoltre, che allo stato l’ERP offre limitatissime opportunità di accesso.
Ne discende, conseguentemente, che gli inquilini ERP godono, da parecchi anni, dei canoni di affitto a maggior tutela.
Non è un caso se risultano giacenti e inevase più di 650.000 istanze di accesso all’edilizia residenziale pubblica, mentre si stima che la domanda potenziale di edilizia sociale si aggirava, nel 2008, in circa 2.252.000 famiglie, ovvero il 9% delle famiglie residenti a quella data nel paese, ed il 42% di quelle in affitto. Più di 1 milione di esse sono concentrate nelle 14 aree metropolitane. In sintesi dei 2,3 milioni d famiglie costituenti la domanda potenziale, circa 1,7 milioni non trovano alloggio nell’edilizia pubblica, ovvero il 74,6% degli aventi diritto in base ai requisiti reddituali.
IL CASO MESSINA.
Messina risulta tra le aree metropolitane con la percentuale di insoddisfazione della domanda tra le più elevate: a fronte di una domanda potenziale che si attesta sulle 37.000 necessità, si dispone di una disponibilità reale di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica di circa 6000 unità con una percentuale di insoddisfazione della domanda dell’84%.
Nel calcolo della disponibilità reale è stata inserita anche la quota di alloggi occupata da non aventi diritto e da famiglie che permangono negli alloggi ERP con redditi superiori a quelli corrispondenti alla soglia di accesso. Tale fenomeno non è da sottovalutare se si tiene conto che solo la percentuale di occupazione di alloggi senza titolo (14,39%) fa della Sicilia la prima regione d’Italia con i picchi a Palermo (27%) e Catania (24%).
Il canone di un alloggio popolare rende in media 1.041 euro all’anno, cioè 87 al mese: Terni e Firenze, alla vigilia degli aumenti deliberati in Lombardia, erano le uniche città a superare i 120 euro mensili, mentre Latina centra il record della “generosità” con 39 euro.
Messina si attesta intorno agli 86 euro mensili. Queste cifre sono soprattutto il segno delle difficoltà gestionali delle aziende, spesso sedimentate da decenni e prive di ogni ipotesi di aggiornamento. A Catania i canoni sono un oggetto misterioso (un quarto degli alloggi è occupato abusivamente, ma anche fra gli inquilini “regolari”, si fa per dire, il 92,5% non paga), e situazioni simili tornano a Cosenza; ma anche a livello nazionale il tasso di morosità sfiora il 13%.
Colpisce, tra gli altri dati, la stanzialità degli inquilini che in quasi la metà dei casi abitano

in un alloggio popolare da più di 16 anni. Soprattutto tra questi assegnatari “storici” se ne nascondono parecchi che abitano una casa popolare pur avendo perso i requisiti di reddito, in una condizione che secondo un’analisi Bankitalia dello scorso anno coinvolge più della metà della popolazione ex Iacp.
Del resto, il sistema sembra fatto apposta per favorire i «senza titolo»: i controlli biennali si basano su un’autocertificazione del reddito (l’Isee è utilizzato solo in Lombardia e Emilia Romagna), e i controlli incrociati previsti da un protocollo tra Federcasa e Guardia di Finanza sono stati bloccati dal Garante della Privacy con la stretta seguita alla diffusione online dei redditi 2005.
La condizione economica della famiglia può migliorare, insomma, ma non mette in discussione l’assegnazione, e per questi inquilini la svendita di Stato può trasformarsi in un affare. Mentre solo nelle 10 città maggiori oltre 100mila famiglie rimangono in lista d’attesa.
Nella città di Messina, le problematiche delle locazioni degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica non sono per nulla differenti dalle criticità che emergono dal quadro nazionale, soprattutto per quanto attiene alle morosità e alla mancata dismissione del patrimonio immobiliare.
Il perpetrarsi nel tempo di assegnazioni temporanee e in custodia, in molti casi mai ratificate in definitive assegnazioni, l’assenza di una continuità documentale delle vicende degli aventi diritto (o meno), il sovrapporsi di normative regionali e nazionali nella determinazione del canone abitativo, hanno alimentato il caos amministrativo, spesso strumentalmente utilizzato ai soli fini clientelari.
Tutto ciò, però, non può e non deve fornire alibi a nessuno, né alle Amministrazioni che negli anni si sono succedute, né a quella parte di inquilini che pur nella esiguità degli oneri di locazione hanno pretestuosamente attivato cavilli per eluderli. Per due ordini di motivi: il primo perché c’e’ un obbligo di equità nei confronti dei tanti affittuari di ERP che hanno sempre assolto con regolarità al pagamento di quanto dovuto; il secondo, e probabilmente ancora più etico, nei confronti dei più che non potendo accedere al privilegio dell’affitto di ERP sono costretti ogni giorno a fare i conti con il libero mercato degli affitti e la progressiva perdita della propria capacità reddituale (in alcuni casi totale).
Non si può escludere che tra i tanti affittuari di ERP morosi ve ne possa essere una percentuale in condizione di non solvibilità assoluta; per questi andranno trovate soluzioni idonee, perché è vero che una parte del fenomeno costituisce un’autentica emergenza sociale.
Bisogna quindi essere capaci di distinguere il disagio autentico dai comportamenti speculativi e strumentali, ricordando che gran parte delle colpe sono certamente addebitabili ad anni di lassismo e tolleranti politiche clientelari eseguite compiacentemente dal pachidermico tessuto burocratico- amministrativo locale.
La sommatoria di tante omissioni ha colpevolmente comportato l’accumularsi di oneri di tali entità da rendere quasi impossibile oggi la loro esigibilità.
I mancati introiti costituiscono un evidente danno per l’intera comunità locale ancor più che per le casse Comunali e l’IACP. Occorre quindi ricercare soluzioni condivise che possano sanare gli errori commessi da tutti i soggetti in campo (Enti e assegnatari) e “restituire” le risorse mancanti a quella parte di cittadini che non hanno nulla da rimproverarsi. Per far questo non servono pletoriche commissioni d’inchiesta che tra svariati mesi verbalizzeranno e identificheranno responsabilità più o meno soggettive già oggi storicamente individuabili. Servono accordi e soluzioni concrete.
Il SICET CISL invita, quindi, il Sindaco di Messina e l’Assessore alle Politiche della Casa ad attivare, attraverso un tavolo di concertazione, tutti gli strumenti operativi utili quali l’ Osservatorio dell’abitare del Comune di Messina costituito nel 2009 tra l’Amministrazione Comunale e le Organizzazioni Sindacali di categoria e soprattutto la “Commissione stragiudiziale e di congruità del Canone” ai sensi dell’art. 11 del regolamento dello stesso osservatorio, da estendere alle problematiche dell’Edilizia Residenziale Pubblica e alle tematiche generali su una Nuova Politica della Casa. In tale sede dovranno essere compiutamente formulate alcune prime proposte di soluzione del SICET CISL che sinteticamente si riassumono:
1) Censimento dei soggetti morosi per fasce di reddito e tipologia abitazione;
2) Stipula di piani di rientro personalizzati con garanzia;
3) Convenzioni con istituti di credito;
4) Attivazione strumenti di mediazione;
5) Istituzione Fondo per la manutenzione straordinaria;

Su tali basi si possono sviluppare percorsi di soluzione finalizzati a tutelare sia le risorse comunali che i diritti degli effettivi aventi diritto.