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28 aprile 14.02 “Costruire la politica che non c’è”, monsignor Mogavero ha inaugurato il ciclo di incontri di Nuova Politica

da sin. Mogavero-Grimaudo-Marchese

“Costruire la politica che non c’è”, monsignor Mogavero ha inaugurato il ciclo di incontri di Nuova Politica. Grimaudo: “Stringere un patto per una proposta politica unitaria ma non ideologica”.

“Dobbiamo far sedere ad un tavolo i cattolici coerenti con la dottrina sociale della chiesa, i socialisti riformisti e i liberaldemocratici per stringere un patto che dia luogo ad una proposta politica unitaria ma non ideologica”. È l’obiettivo dell’associazione Nuova Politica, presieduta da Pierangelo Grimaudo, che aggiunge: “Abbiamo deciso di dare vita ad una serie di incontri come quello organizzato sul tema “Costruire la politica che non c’è”, che ha visto protagonista il vescovo di Mazara del Vallo monsignor Domenico Mogavero, per dare vita ad una proposta nuova. Oggi non c’è un’offerta politica adatta a dare risposte alle sensibilità emergenti nella società e all’altezza dei problemi. Constatato questo, puntiamo alla ricerca di una nuova offerta politica che complessivamente sia in grado di dare risposte alla società italiana, anche alla luce delle evoluzioni economiche e della globalizzazione. Ma tutto questo non può nascere dalla riutilizzazione di vecchi schemi politici della Seconda Repubblica né da quelli, ancora più vecchi e consunti, del periodo politico precedente. Per definire questa proposta occorre riconsiderare i valori profondamente radicati nella cultura diffusa tipica del nostro Paese, che si riferiscono al cattolicesimo politico e all’area laico-riformista e liberal-democratica. Ma con un perimetro ben definito sia a destra che a sinistra, che trova il suo baricentro nella cultura politica umanista e personalista. Che, ovviamente, è ben distinta dalla proposta politica utilitaristica dei due schieramenti della destra e della sinistra”.

Diretto ed efficace l’intervento di monsignor Mogavero, che ha esordito dichiarando di non ritenere “che sia il caso di ripensare un nuovo partito di ispirazione cristiana, riferimento politico dei cattolici italiani. Infatti, la libertà che la Chiesa in Italia ha recuperato con la fine della Democrazia cristiana è un bene troppo grande per giocarselo, soprattutto in un momento di grande confusione e di squilibri come il presente, con una nuova delega quasi in bianco, o con una indiretta partecipazione della Chiesa medesima alle vicende politiche del Paese. Mi sembra più aderente alle mutate condizioni sociali, culturali e storiche una presenza all’interno delle realtà operanti nel tessuto sociale del Paese per dare in quelle sedi un apporto convinto e coerente, trovando, qualora le circostanze lo richiedessero, forme trasversali di convergenza. Circa il metodo a cui dovrebbe ispirarsi l’impegno politico dei laici cristiani, penso che la lezione di Sturzo sia attuale ed eloquente. La sua visione della politica, anzitutto, è molto positiva e poco incline a recepire giudizi estremi, sbrigativi e deresponsabilizzanti. Sui contenuti che dovrebbero caratterizzare l’impegno politico dei cattolici e sui quali cercare convergenza con chi ne percepisce il valore si possono dare delle esemplificazioni di ambito, più che un elenco dettagliato. Il punto di partenza

rimane, in ogni caso, la concezione della politica come servizio”.

Giovanni Marchese, esponente di Nuova Politica ha sottolineato come “per il cattolico, soprattutto in un periodo di crisi della società come quello di oggi, in particolare crisi di valori etici e sociali, diventa quasi un dovere impegnarsi nella politica. Quindi, per il cattolico che già lo fa, è d’obbligo rimodulare il suo approccio alla stessa. Ecco perché tale situazione di crisi ha fatto sorgere un dibattito tra i vescovi italiani, per un nuovo impegno politico dei cattolici rispetto ai valori dell’etica delle responsabilità, sulla loro responsabilità nella costruzione del bene comune e del principio morale quale principio conduttore di chi è chiamato in prima persona a presiedere ai ruoli istituzionali. I punti di riferimento del cattolico proiettato all’impegno politico dovrebbero essere la Dottrina sociale della Chiesa, la Carta Costituzionale, l’insegnamento di figure di cattolici impegnati in politica con riferimento alla grande storia del movimento cattolico, la partecipazione e l’esercizio di responsabilità civica. Da tutto ciò ne discende che per il cattolico la nozione della politica è il servizio per il bene pubblico. È una nozione nobile ed esigente sia a livello teorico che nella percezione della gente. La politica ha a che fare con il potere e il suo ruolo è appunto quello di servire, utilizzando questo strumento specifico. E tale servizio dovrebbe rivolgersi in modo particolare a favore dei più deboli della società”.

Diversi gli interventi del pubblico presente. Il primo a prendere la parola è stato padre Pietrasanta. Poi Giuseppe Pracanica di “Cittadinanza attiva”, il presidente del Cesv Aldo Mantineo, Luigi D’Andrea, il presidente dell’Anolf Cisl Dino Calderone, il segretario generale della Cisl Tonino Genovese, Giovanni Frazzica, il direttore del Cust Giuseppe Vermiglio e l’assessore provinciale Michele Bisignano. In particolare quest’ultimo, che ha precisato di parlare da cittadino e non da esponente della Giunta di Palazzo dei Leoni, ha dichiarato che “in Italia si vive una sospensione della democrazia, con una politica del Governo che segue gli input delle banche e non dell’Unione Europea. Altrove, come per esempio in Francia, non è stato così. Là la politica c’è e non ha abdicato a favore di tecnici e di oligarchi. È necessario ridisegnare un modello di società diverso, ma serve anche un grande patto di responsabilità civile a livello locale e regionale. C’è bisogno di una ripresa della politica su logiche comuni. Messina, in particolare, ha l’urgenza di avere un grande progetto di sviluppo. Però si deve partire dal basso, con una vera e propria rivoluzione culturale. Perché qui domina il voto di scambio e si concedono i diritti come se fossero favori. A livello regionale poi, si stanno muovendo solo per evitare il taglio di 20 seggi all’ARS senza preoccuparsi di altro. Ritengo quindi opportuno l’intervento di nuovi soggetti come Nuova Politica, perché per ripartire si deve ripensare ad un modo diverso di fare politica”. Il prossimo appuntamento di Nuova Politica è previsto per metà giugno e vedrà a confronto il senatore Salvo Andò ed altri esponenti della cultura socialista riformista e liberale.