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27 marzo 15.02 Cantieri Palumbo, proclamato lo stato di agitazione

Continua l’incomprensibile azione di dismissione del Cantiere Navale Palumbo che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto riproporre i livelli di produzione ed i fasti occupazionali che un tempo offriva l’ex Cantiere Navale SMEB.

Purtroppo, come spesso accade in questa città, imprenditori extracittadini vincono importanti appalti, promettendo sviluppo e occupazione ma nel tempo si rivelano dei semplici “portatori sani di cassa integrazione”. Nel caso dei Cantieri Palumbo la delusione è ancora più cocente visti gli impegni di sviluppo industriale e incremento dei livelli occupazionali previsti nel bando di gara ma clamorosamente disattesi dall’impresa aggiudicatrice. Riteniamo opportuno ricordare all’opinione pubblica che, secondo i dettami del bando di gara per la concessione dello storico cantiere, dovevano essere assunti 160 lavoratori e investiti circa 15 milioni di euro, oggi la Palumbo occupa circa 40 lavoratori a tempo indeterminato di cui 20 in ferie forzate propedeutiche alla cassa integrazione.

Le comunicazioni notificate a 20 lavoratori, relative alla fruizione obbligatoria delle ferie per agevolare la prassi di accesso alla cassa integrazione, sono l’ennesima dimostrazione di impegni disattesi e promesse da catalogare nella consumata tattica dell’effetto annuncio, rimasto tale!

La Palumbo ha ottenuto l’aggiudicazione dell’appalto e la concessione di pregiate aree cittadine grazie alla migliore offerta per il rilancio del cantiere ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti:

le ditte subappaltatrici extracittadine lavorano mentre le maestranze messinesi, nelle migliore delle ipotesi, sono destinate alla cassa integrazione, se non licenziati per insubordinazione o altra motivazione strumentale all’allontanamento dei lavoratori ex smeb, la cui assunzione era obbligata dal bando di gara;
il bacino di carenaggio viene spesso utilizzato da soggetti terzi mentre la Palumbo si limita a fare da “affittacamere” con grave pregiudizio dei livelli di produzione promessi alla città ab illo tempore.
Non era questo l’epilogo previsto per il cantiere navale che per anni ha consentito il decoroso sostentamento di centinaia di famiglie messinesi e tenuto alto il nome della cantieristica siciliana, se l’ex SMEB doveva ridursi ai livelli descritti, trasformata in una sorta di hotel navale a disposizione dell’armatore turno, si poteva optare per la gestione in house invece di impelagarsi in bandi di gara forieri di sviluppo industriale, mai concretizzatosi, che oggi rendono ancora più insopportabile l’ombra della disoccupazione.

Il Cantiere Navale della zona falcata è una delle ultime risorse produttive della città e la gestione Palumbo rischia di cancellarlo, Messina ha bisogno di tutto tranne di imprenditori “oriundi” che, a smentita dei proclami di rito, pensano di superare le presunte fasi di crisi attraverso la cassa integrazione, abdicando di fatto al ruolo di impresa che dovrebbe rincorrere risvolti produttivi in luogo dei “comodi” ammortizzatori sociali pagati con soldi pubblici.

Per quanto suesposto la F.L.M.U. CUB e l’Or.S.A. MdB nel dichiarare lo stato di agitazione di tutti i lavoratori, , chiedono agli enti appaltanti (Autorità Portuale ed Ente Autonomo Portuale) di verificare se le inadempienze imputabili alla ditta aggiudicatrice sono sufficienti a giustificare una revoca dell’appalto e successivamente pianificare una gestione diretta del cantiere da parte degli stessi Enti affidatari che hanno il dovere di restituire il bene pubblico ai lavoratori e all’intera città.