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27 dicembre 15.45 Cgil, Uil, Cisal e Orsa ribadiscono l’opposizione alla liquidazione dell’ATM

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire -dichiarano le segreterie provinciali di categoria di  Cgil, Uil, Cisal e Orsa- e la smania di riproporre la delibera per liquidare l’ATM lo conferma pienamente.

Lo abbiamo ripetuto mille volte, nelle manifestazioni, negli incontri col sindaco, nelle tante riunioni in consiglio comunale, dove in verità di consiglieri ce n’erano sempre pochi e, non ultimo, in un documento che avevamo chiesto venisse allegato al corpo della delibera e del quale, però, si sono perse le tracce, visto che in aula è stato riferito che le Organizzazioni Sindacali condividevano la scelta della liquidazione.

Liquidare l’ATM, aldilà di ogni leggenda, non risolve il problema per Comune di Messina e utenti, ma lo aggrava, perché fa ricadere tutti i debiti sulle spalle dei cittadini, lascia senza lavoro 620 dipendenti e non fa risparmiare un centesimo, dato che comunque quei servizi a qualcuno l’amministrazione dovrà sempre pagarli, ed anche a più caro prezzo.

Certo l’ATM non può andare avanti così, lo andiamo ripetendo inascoltati da anni, ma se veramente si vuole cambiare e restituire un servizio di trasporto pubblico decente, tutelare i dipendenti e non appesantire di tasse i messinesi, aldilà degli equilibrismi, ci sono soltanto due strade: la trasformazione in S.p.A. della vecchia partecipata, oppure la creazione di una nuova società pubblica che riorganizzata, e con adeguati mezzi, sia capace di aumentare l’offerta, gli utenti, i chilometri e quindi i contributi regionali, ripagando così con i profitti i debiti contratti dall’azienda speciale.

Altre ridicole teorie come, “intanto deliberiamo la liquidazione dell’ATM e nel frattempo facciamo una nuova azienda”, sono improponibili e si scontrano purtroppo con la realtà, sebbene nel lungo anno perso a parlare di liquidazione ci sarebbe stato tutto il tempo necessario per approntare un piano industriale strategico per  la realizzazione della nuova azienda della mobilità.

Una società in liquidazione di fatto viene svalutata, e poiché questa non può nemmeno vantare immobili e mezzi come patrimonio, nessuno, nel caso fosse questa l’intenzione, avrà interesse a rilevare un simile carrozzone, e riterrà logicamente più utile che il Comune di Messina, stretto dai nuovi debiti, smembri l’azienda e svenda, per pochi spiccioli, le attività più remunerative, con buona pace di chi perderà il lavoro.

Il trasporto pubblico, quello che dato l’impiego di un corposo numero di mezzi e personale a fronte di un basso costo politico del biglietto si ripaga solo in parte, resterà piaccia o meno in capo al comune, così come in ogni altra città d’Italia, ed a quel punto non potrà nemmeno pensare di ripagare parte dei disavanzi con i profitti prodotti dagli altri servizi.

Liquidare significa quindi mettere subito in bilancio tutti i debiti, appesantiti anche da quelli derivanti da cessazione attività, e ritrovarsi senza soldi, senza nessun imprenditore disposto ad investire, senza la possibilità di creare una nuova azienda, e con centinaia di lavoratori a cui offrire, forse, solo qualche anno di ammortizzatori sociali.

Quella delibera come sa bene Buzzanca non è da riformare, o da limare in qualche particolare, ma è da ritirare, perché senza individuare progetti, obiettivi e soprattutto risorse, costituisce solo un salto nel vuoto per la città e per i lavoratori.

Le condizioni dell’ATM sono gravi, per debito, per assenza di mezzi e per l’anacronistica veste giuridica, ma la situazione di precarietà la accomuna a quelle di tutte le società pubbliche, o a maggioranza pubblica, delle altre città.

Anche le altre amministrazioni in questo momento stanno attendendo di comprendere quali conseguenze avrà l’obbligatoria verifica delle condizioni di mercato, dettate per il 2012 dagli ultimi provvedimenti del Governo Berlusconi, o se ed in che termini si ristrutturerà il settore con l’avvio del piano di liberalizzazioni annunciato dal nuovo governo.

Tutti attendono di comprendere gli sviluppi e tutti aspettano che lo Stato definisca anche il collegato piano di interventi che dovrà  indicare come saranno in futuro garantiti i servizi e soprattutto come verranno tutelati i lavoratori.

E’ impensabile che in un periodo di ristrettezze e tagli quei provvedimenti possano anche tenere  conto di società già avviate a liquidazione, per cui l’ATM  corre quindi anche il rischio di restare esclusa da qualsiasi provvedimento che dovrà essere deciso in futuro.

La creazione di nuova società non necessariamente deve prevedere il contemporaneo avvio delle procedure di liquidazione. Quella, che sia chiaro, è operazione che oggi interessa solo a Buzzanca”.