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25 gennaio 11.55 Condanne ATM, Massaro: “In realtà è stata interruzione di pubblico disservizio”

Dopo la condanna di dipendenti dell’ATM e di alcuni sindacalisti per una manifestazione del 2009, dura nota del segretario generale dell’ORSA Mariano Massaro.

“Sembra il remake della caccia alle streghe per distogliere l’attenzione dei cittadini dal pubblico disservizio che ha azzerato il trasporto pubblico locale di Messina -scrive Massaro. In buona sintesi si è verificato che qualche lavoratore, esasperato per assenza di salario da oltre tre mesi, ha ritenuto di accendere i riflettori sul proprio dramma posizionando dei cassonetti all’ingresso dell’ATM, motivo
sufficiente per condannare in contumacia 49 lavoratori e qualche sindacalista che magari si trovava in loco per calmierare la vertenza e tentare di trasferire la discussione nei tavoli istituzionali.

Non è mia intenzione fornire discolpe pubbliche personali, nonostante tutto è ancora integra la mia fiducia nella Legge, quando mi sarà notificato ciò che ho appreso dalla stampa non mancherò di esporre la mia versione dei fatti nelle sedi opportune ma al momento non posso omettere di rappresentare le ragioni dei lavoratori A.T.M., ancora una volta sbattuti agli onori della cronaca, spesso con l’infamante nomea di fannulloni, questa volta con l’accusa di interruzione di un pubblico servizio che nei fatti non esiste da oltre 10 anni.

Evidentemente in una città anomala come Messina le condanne in contumacia (senza possibilità di discolpa) di una quarantina di lavoratori esasperati fa più notizia di 620 padri di famiglia senza stipendio da oltre tre mesi e di un servizio di trasporto che si pone ad emblema nazionale di mala gestione della cosa pubblica. Anche se nessuno ne parla, all’epoca dei fatti centinaia di lavoratori presentarono un Esposto Denuncia alla Procura della Repubblica per segnalare il reato di “Interruzione di servizio pubblico” perpetrato dall’Azienda partecipata dal Comune di Messina che
esigeva le prestazioni lavorative senza erogare i corrispettivi stipendi, mi chiedo che fine abbiano fatto le denunce dei lavoratori che, fra l’altro, rappresentavano la difficoltà, indotta, di raggiungere il posto di lavoro con i propri mezzi, qualcuno ha dovuto vendere la macchina per garantire il sostentamento della famiglia, altri non erano nelle condizioni di rinnovare le assicurazioni né di acquistare il carburante necessario a raggiungere giornalmente il posto di lavoro e, manco a dirlo, il trasporto pubblico locale di Messina non garantisce collegamenti nelle ore notturne in cui
cominciano i turni dei lavoratori A.T.M.

E’ lecito consentire a un qualsivoglia datore di lavoro di pretendere il mantenimento della produzione senza pagare i lavoratori? In ATM è diventato normalità, perchè nessuno paga? Attualmente i dipendenti ATM attendono la tredicesima e gli stipendi di dicembre e gennaio, si aspetta di vederli esasperati per poi denunciarli? E’ questo il modo di affrontare la conclamata incapacità delle Amministrazioni di fornire i servizi per cui i cittadini pagano esose tasse?

L’Azienda e l’Amministrazione che non garantiscono i mezzi pubblici e non pagano gli stipendi non commettono il reato di interruzione di pubblico servizio? Mi sia consentito di asserire che si sta ruotando intorno al problema per evitare di centrare l’obiettivo, se rispetto della legalità dev’esserci non può essere evocato unicamente in occasione delle manifestazioni dei lavoratori che ancora oggi sono costretti a mendicare il salario indispensabile per campare, per affrontare il problema alla radice bisognerebbe rivolgersi agli occupanti delle poltrone che negli anni hanno governato Messina e l’ATM. La Legge impone al Comune di ripianare le fisiologiche perdite di esercizio delle aziende partecipate, tutti sanno che le Amministrazioni succedutesi negli anni hanno omesso di ripianare il debito dell’ATM trascinando
l’azienda all’attuale crac (oltre 50 milioni di debito pubblico), nessuno ha pagato e nessuno paga, tutto procede all’interno del silenzio connivente, eppure la Legge in merito è chiara: se i bilanci dichiarati dall’azienda sono plausibili il Comune ha il dovere di coprire il disavanzo necessario al mantenimento del servizio, se invece i bilanci aziendali non corrispondono al vero o presentano spese non compatibili con la gestione del servizio non è sufficiente bocciarli in Consiglio Comunale,
l’Amministrazione avrebbe il dovere di denunciare i vertici aziendali che hanno prodotto eventuali bilanci “falsati”. Nulla di tutto questo, “chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato”… liquidiamo l’azienda e scordiamoci il passato… per coprire il debito pregresso c’è sempre il cittadino Pantalone mentre la parte produttiva dell’azienda è destinata ad essere trasferita in mani private… e se i lavoratori reagiscono al diktat è sufficiente denunciarne qualcuno per educarli tutti.

Per non parlare della cogestione politico/sindacale più volte denunciata anche da alcuni apicali aziendali… Quando assisteremo ad un’inchiesta sulle carriere facili, Posti al sole, discutibili investimenti di denaro pubblico, favoritismi e nepotismi su cui nessuno intende ficcare il naso? Chi giudicherà le disastrose gestioni commissariali che hanno bruciato denaro pubblico senza pagare fio?

Il problema dell’ATM sono i lavoratori esasperati che dopo tre mesi senza stipendio tentano di svegliare le istituzioni scendendo in piazza? Come Or.S.A. Affronteremo tutti i passaggi necessari per la tutela dei nostri iscritti coinvolti nella spiacevole vicenda facendoci carico delle spese legali, ma sia chiaro a tutti che “l’incidente di
percorso” non servirà da deterrente alla nostra azione sindacale trasparente, volta a sfruttare ogni strumento lecito per tutela dei diritti dei lavoratori ATM che la campagna denigratoria, costruita ad arte, descrive come il peggio della società per coprire le malefatte e l’incapacità gestionale degli amministratori sui quali nessuno osa indagare”.