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24 marzo 15.07 Trasporti, la ricetta di Nuova Politica

Una gestione diretta della rete regionale, incasso dei ticket autostradali per sanare la voragine dei debiti del Cas e un’area portuale interregionale che da Messina e Milazzo si allarghi fino a Gioia Tauro. È la ricetta base del movimento Nuova Politica, presentata nei giorni scorsi durante un  convegno sui trasporti organizzato presso la facoltà di Economia, al quale hanno partecipato associazioni datoriali, sindacati ed esponenti di movimenti cittadini. Che potrà funzionare a patto che la classe dirigente si lasci alle spalle ogni aspettativa di assistenzialismo e si assuma le proprie responsabilità.

“Nel vuoto di una politica autoreferenziale e che non riesce ad ascoltare le esigenze della società, sarà quest’ultima a dover individuare le priorità su cui politica e istituzioni dovranno decidere –puntualizza -Pierangelo Grimaudo, docente universitario e fondatore del movimento Nuova Politica. È necessario individuare rapidamente tempi e modi di intervento. Ma sia chiaro che l’agenda politica non può più essere determinata dai partiti. Spetta alle forze sociali organizzate che devono prendersi questa responsabilità. Basta quindi con il vittimismo tipico del Meridione che rivendica, non propone e abdica. Anche in questi momenti di crisi ci possono essere spazi per investimenti pubblici. Ma se la Regione non mette mano al portafoglio e non prevede manovre adeguate di bilancio non si possono attivare progetti”.

Tre i punti nodali del trasporto in Sicilia, messi ben in evidenza durante l’intervento dell’urbanista Carmelo Celona: le ferrovie, i porti e la rete autostradale. Dalla Regione Nuova Politica si aspetta una maggiore assunzione di responsabilità, che prevede anche una gestione diretta della rete regionale, attualmente controllata da RFI. E sempre un problema di gestione è quello che attanaglia le autostrade. Visto che i pedaggi rendono una media di 70 milioni di euro l’anno e che per il personale se ne spendono 20, l’idea di NP è quella di concordare con l’Anas l’incasso diretto dei ticket. Soprattutto perché, ma non è un dato ufficiale, sembra che i debiti dell’ente arrivino a 300 milioni di euro. Per quanto concerne invece la portualità, la soluzione è quella che Giuseppe Vermiglio, uno dei relatori e direttore del CUST, propone da anni: l’allargamento dell’area di pertinenza dell’Autorità Portuale. Che attualmente comprende solo Messina e Milazzo, ma che in un’ottica interregionale dovrebbe toccare anche Gioia Tauro.

“Il diritto alla mobilità di passeggeri e merci è garantito al livello europeo -spiega Vermiglio- che ha destinato risorse per le macro regioni marginali. Non siamo stati capaci di spendere né di realizzare. La legge obiettivo del 2001 ha destinato al Nord l’80% degli investimenti infrastrutturali ed il 18% al Sud ed in dodici anni non si è completato l’ammodernamento del tracciato di 433 chilometri della Salerno-Reggio Calabria. Ricomporre l’unitarietà del Sistema-Paese o accelerarne la definitiva separazione è la scelta che si pone oggi e che coinvolge la responsabilità di ognuno”.

“L’Europa -ha poi ribadito Giovanni Marchese, tra i fondatori di NP- già dal Trattato di Maastricht ha previsto le grandi reti transeuropee finalizzate proprio alla libera circolazione di persone e merci. L’Italia invece, sin dal primo Piano Generale dei Trasporti ha privilegiato il tratto Milano-Roma-Napoli, disattendendo così le finalità di una rete infrastrutturale: garantire in modo eguale la circolazione delle persone di uno stesso Stato”.

Francesco Barbalace della Fondazione Nuovo Mezzogiorno, ha invece segnato che “la responsabilità per la ricerca delle soluzioni ricade principalmente sulla classe dirigente siciliana. Non avere pensato una qualsiasi iniziativa a fronte dell’abbandono dell’area dello Stretto da parte di FS è segno della pochezza dell’attuale classe dirigente locale e regionale. Ed offende l’intelligenza dei siciliani la risposta di Lombardo, che sa solo rilanciare richiamando la necessità di costruire il Ponte”.

Il presidente di Confindustria Messina Ivo Blandina ha sottolineato la perdita della centralità di Messina a dispetto della collocazione geografica e i danni che  ne sono derivati per il tessuto imprenditoriale. Molto duro nei confronti del Gruppo FS il segretario generale della Uil Costantino Amato, che ha ribadito come “la politica attuata dalle Ferrovie dello Stato in riva allo Stretto abbia negato non solo il diritto alla continuità territoriale e alla mobilità di merci e passeggeri, ma anche creato un’emergenza a livello occupazionale”. Sulla stessa linea d’onda il segretario generale della Cgil Lillo Oceano, che ha parlato del “ruolo fondamentale che le stazioni hanno sempre avuto come luogo di scambio e non solo come attività produttiva. Enzo Testa, segretario della Fit Cisl, ha ricordato che “il taglio oltre 120 milioni di euro dal Contratto di Servizio tra Stato e Gruppo Ferrovie dello Stato sul segmento ferroviario del servizio universale dovuto per legge europea , che ha fatto sì che nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia i siciliani per la prima volta dopo 70 anni, con il drastico taglio del servizio treni a Roma, si vedono, oltre al dimezzamento del numero dei posti offerti, anche la preclusione della possibilità di raggiungere in treno le maggiori città del nord, con enormi ricadute occupazionali nel servizio ferroviario”.  Il segretario provinciale dell’ORSA Maurizio Riposo ha posto l’accento sull’incapacità cronica di programmare, che fa sì che non si riesca neanche a prevedere un biglietto integrato per la metroferrovia.

Presente ai lavori anche il presidente di Forza d’urto Giuseppe Richichi, che ha puntato il dito contro “l’incapacità della classe imprenditoriale locale, che alla fine non rappresenta neanche se stessa. Fattore questo, che unico alla mancanza di pianificazione ha contribuito in maniera considerevole a determinare l’attuale situazione”. 

Tra gli interventi dalla sala quello di Giovanni Frazzica, che ha evidenziato come  Messina sia “un punto nodale del sistema trasportistico meridionale su cui insistono problemi irrisolti di natura locale, regionale e di sistema. La città non è riuscita a collegare le Autostrade con il suo Porto naturale e per decongestionare l’insostenibile presenza dei Tir nelle strade ha inventato il costosissimo porto di Tremestieri. Il definanziamento del progetto del Ponte dà un alibi alle Ferrovie per interrompere le necessarie opere di completamento e di potenziamento della rete ferroviaria siciliana, mentre a Roma si sviluppano progetti per sostituire l’Alta Velocità prevista sulla tratta Napoli Reggio C. con la tratta Napoli Bari. Per sovvertire questo andazzo occorre una robusta iniziativa della politica locale”.