22 marzo 08.14 Stagione Prosa, domani debutta “Dona Flor e i suoi due mariti”, con Caterina Murino

Nel cartellone del Teatro Vittorio Emanuele va in scena, dal 23 al 27 marzo, ancora un titolo di provenienza letteraria e con un precedente cinematografico importante. Si tratta di “Dona Flor e i suoi due mariti”, elaborazione teatrale firmata da Manuela Giordano dal celebre romanzo che lo scrittore brasiliano Jorge Amado pubblicò nel 1966. Il film omonimo, non meno famoso, fu diretto da Bruno Barreto nel 1976 e interpretato da Sonia Braga. Ora questo straordinario personaggio è affidato a Caterina Murino, la bella e brava attrice sarda che vanta una carriera cinematografica internazionale di primo piano (è stata anche un’affascinante Bond Girl). Accanto a lei sono Paolo Calabresi e Max Malatesta nel ruolo dei due mariti, e poi Simonetta Cartia, Claudia Gusmano, Serena Mattace Raso e Laura Rovetti. La regia è della stessa Giordano. Le musiche originali sono eseguite dal vivo dalla Bubbez Orchestra.
Dona Flor è una dolce e pudica creatura bahiana che convola in prime nozze con un adorabile mascalzone, giocatore e sciupafemmine. Alla morte del primo marito, dopo un anno di sofferta vedovanza, si risposa con un affettuoso, devoto e morigerato farmacista. Dona Flor scopre, nell’incanto di un luogo dove l’impossibile si palesa e si colora, che il desiderio

può compiere prodigi inaspettati. Grande maestra di cucina, Dona Flor, natura onesta e schiva, comprende che il suo appetito d’amore non si può saziare con un solo marito, ce ne vogliono due. Per un idillio perfetto occorre mettere insieme il meglio di entrambi: onestà e premura da una parte, fantasia ed erotismo dall’altra. Lo spiritello vivace del primo amore si intrufolerà nel letto del secondo legittimo marito, regalando a Dona Flor l’illusione di pienezza altrimenti irraggiungibile.
Il capolavoro di Amado è un affresco corale, sprigiona incandescente ilarità e poesia visionaria. Come spiega la Giordano, non è traducibile per intero sulla scena, tanti sono i personaggi che si affollano nelle case, per i vicoli poveri del Pelorinho, quartiere popolare di Bahia, dove la vita si consuma tra la gente.
Dona Rosilda, madre di Dona Flor, nata con la vocazione di matrigna, dispotica “regina” piccolo borghese, nella sua protervia ha il compito di dire scomode (e comiche) verità che riguardano il matrimonio e le sue ragioni sociali. Le tre amiche di Dona Flor avranno il compito di coro “narrante”: è il paese, il vicolo, il quartiere, voci, consigli, chiacchiere, dicerie, calunnie, illazioni, riti magici, cordogli ed esultanze. Le ricette di cucina bahiana accompagneranno le vicende della protagonista: empatiche alchimie di umori altalenanti.

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