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16 ottobre 12.18 Appello dell’Ordine degli Ingegneri di Messina al prossimo Governo Regionale

Il Consiglio Nazionale Ingegneri è stato chiamato il 3 ottobre scorso a Roma per esprimere il proprio parere informale nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza sismica in Italia promossa dalla VIII Commissione “Ambiente Territorio e Lavori Pubblici” della Camera dei Deputati.

Su questi temi l’Ordine Ingegneri di Messina già nel giugno di quest’anno aveva presentato alcune modifiche alla Legge Regionale sul “Piano Casa”, con le quali venivano proposti aumenti degli incentivi volumetrici e delle detrazioni fiscali a favore di chi adegua, alle normative antisismiche vigenti, il patrimonio edilizio esistente sul territorio.

Al prossimo governo Regionale Siciliano chiediamo impegni precisi affinché si intervenga concretamente sui temi della sicurezza pubblica e privata con atti legislativi chiari e lungimiranti che, accogliendo le modifiche da noi proposte al “Piano Casa” Regionale, prevedano anche lo snellimento delle procedure burocratiche, in special modo in ambito edilizio.

Si comprende bene che realizzare o adeguare un immobile (civile,industriale, commerciale) alle nuove norme sismiche ed aiutare il committente anche fiscalmente, per come richiesto anche dal Consiglio Nazionale Ingegneri in Audizione Parlamentare, rimetterebbe in moto un’economia in lenta agonia e garantirebbe nuova qualità sia strutturale che architettonica al patrimonio Edilizio della nostra Regione. Tutto questo a costo zero per le Casse Pubbliche.

Il Consiglio Nazionale Ingegneri, durante l’audizione, ha evidenziato, in primo luogo, il livello troppo elevato di vulnerabilità sismica di una larga quota degli edifici italiani rispetto ad eventi anche di non elevatissima intensità. All’attenzione della Commissione sono stati sottoposti i dati censuari Istat sul patrimonio immobiliare italiano in base ai quali quasi un quarto del costruito ordinario (circa 6 milioni di abitazioni su un totale di oltre 27 milioni) versa in mediocre o pessimo stato di conservazione e di come in generale sia comunque a rischio una larga parte del  patrimonio abitativo atteso che 16 milioni di abitazioni sono state costruite prima del 1971.

Spostando l’attenzione sull’edilizia pubblica ed in particolare sulle scuole, l’ambito infrastrutturale necessariamente più esposto rispetto al rischio sismico sulla popolazione, è stato evidenziato come nonostante la legge abbia disposto di classificare in base al rischio sismico tutti gli edifici scolastici, vi siano ancora ben 21.781 edifici – pari al 46% del totale – non registrati, sotto questo profilo di classificazione, all’anagrafe dell’edilizia scolastica. é solo il dato più macroscopico che evidenzia la disattenzione dello Stato e delle Amministrazioni rispetto alle procedure di messa in sicurezza delle nostre scuole.

Il CNI ha evidenziato che è necessario avviare un percorso virtuoso capace di coinvolgere cittadini e istituzioni,  un percorso teso a favorire la realizzazione di opere di miglioramento delle costruzioni e, anche , se del caso la sostituzione o (delocalizzazione) delle  medesime nell’arco di qualche decennio. é stato ribadito, inoltre come sia necessaria individuare processi e meccanismi che siano coerenti con la logica della prevenzione, introducendo questo termine, finalmente, tra quelli tipici delle strategie di programmazione e pianificazione anche territoriale.

Ma la crescita di una “cultura della prevenzione” per ridurre l’esposizione al rischio sismico per la popolazione dovrà essere accompagnata da concreti meccanismi di incentivazione economica in grado di fare da volano ad una macro e micro economia che potrà dare nuova linfa al comparto dell’edilizia.