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13 novembre 10.42 Ente Teatro, lavoratori e sindacati pronti a dare battaglia

I lavoratori del Teatro Vittorio Emanuele, stabilizzati e precari, non accettano più l’estenuante protrarsi dell’inqualificabile indifferenza ed indeterminazione nelle questioni continuamente sollevate e mai risolte degli ultimi 15 anni. Gli amministratori ed i rappresentanti eletti all’A.R.S. che si sono succeduti nel tempo, compresi quelli odierni, sono stati spesso sordi ed indifferenti alle reali problematiche gestionali del Teatro di Messina. Nessuno ha mai voluto dare risposte concrete alle richieste legittime dei lavoratori.

Come Organizzazioni Sindacali abbiamo deciso di dare credito e fiducia, fin dal suo insediamento, a questa Amministrazione. Abbiamo tentato di creare un percorso non pregiudizievole e positivamente relazionale, che portasse alla soluzione degli annosi problemi. Abbiamo inteso più volte riallacciare il dialogo nella speranza che si potesse giungere ad una soluzione delle questioni che incidono pesantemente da  sempre nella vita dei lavoratori. Abbiamo tentato responsabilmente di tutto ma tutto è stato inutile.

Oggi come ieri il Teatro è nel caos totale: i dipendenti sono oltremodo esasperati. Ogni lavoratore giornalmente, prima di accedere al proprio posto di lavoro, interloquisce con lo studio del proprio legale. Chi per capire come deve attaccare per difendere i propri diritti, chi per capire come si deve difendere dagli attacchi quotidiani; sia l’uno che l’altro frutto di una gestione approssimativa ed incapace.

L’immagine verso l’esterno è costruita come il massimo della competenza e dell’efficienza possibile, ma non è assolutamente veritiera. Se questo è accaduto fino ad oggi lo si deve solo al senso di responsabilità dei dipendenti di questo teatro. 

Tutti i lavoratori sono fuori ruolo, non c’è alcuna traccia di legalità contrattuale nella gestione del personale. Sembra il feudo personale di chi riesce ad avere più ascendente, piegando al proprio bisogno gli strumenti normativi e contrattuali che regolano il vivere civile ed ignorando tutto ciò che i “miopi” considerano non conveniente.

Le previste Relazioni Sindacali sono sostanzialmente eluse da questa Dirigenza; è in atto il tentativo di estromettere le OO.SS. dalle normali attività che il CCNL prevede e regolamenta.

Il motivo è da ricercare nella cecità dei signori che gestiscono la cosa pubblica “teatro”; gli interlocutori devono essere addomesticati alle opportunità del feudatario di turno, che non è lecito contraddire.

Tutto questo stato di cose è vestito malamente con riferimenti ideali e valoriali di amore per la cultura e per il territorio.

Nulla è vero di tutto ciò se non lo sfruttamento del lavoro e della dignità oltre alla reale l’assenza di capacità progettuale. Si compra e si vende il confezionato. Si importa il prodotto esterno senza dare spazio progettuale al territorio, almeno che non si sia “amici degli amici”. 

I lavoratori del Teatro oggi passano dalla rivendicazione alla lotta per il proprio diritto.

LA STAGIONE IN CORSO SARA’ IL TERRENO DI BATTAGLIA ! ! ! 

In tutti questi anni, sempre ed in ogni circostanza, i lavoratori sono stati consapevoli e responsabili scegliendo di non creare disagi ai cittadini che fruiscono di quei residui di attività culturali che possono essere realizzati a Messina. Ma oggi non è più possibile. 

Le Organizzazioni Sindacali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-COMUNICAZIONE unitamente ai lavoratori del Teatro, fanno un appello ai cittadini di Messina, a tutte le associazioni teatrali, alle scuole di indirizzo artistico culturale, a tutte le persone che a diverso titolo hanno accesso al settore o l’interesse di sviluppare politiche culturali nel nostro territorio, chiedendo di rendersi consapevoli e solidali, partecipando alla protesta dei lavoratori del Teatro e per costruire insieme nuove proposte. Creiamo un nuovo progetto culturale a Messina. E chi non è capace di sostenerlo vada a casa, subito!

La lotta ha inizio per tutti i lavoratori del Tetro che non ne possono più di sostenere da soli l’onere dell’ insipienza e della indeterminazione dei ruoli politici ed amministrativi del settore dello spettacolo e della cultura, che rendono orfana la Città delle politiche culturali e di ogni possibile elaborazione progettuale, imponendo la gestione delle esigue risorse come strumento di spartizione di potere e non come strumento di servizio alla Comunità cittadina.