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11 maggio 10.56 Consiglio comunale, venerdì si dibatterà su Messinambiente. Cittadinanza onoraria a Morin e don Lilla

Il filosofo Morin e don Lilla

Il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi, venerdì 13, alle ore 11.15, per proseguire l’attività d’Aula con la trattazione del tema legato alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e di Messinambiente. Nella seduta di ieri sera il Consiglio ha approvato il conferimento della cittadinanza onoraria al prof. Edgar Morin ed alla memoria del prof. don. Vincenzo Lilla. Morin, filosofo e sociologo francese, è nato a Parigi nel 1921 e dal 2002, anno in cui l’Università di Messina gli conferì la laurea honoris causa in filosofia, ha mantenuto un costante rapporto con Messina, partecipando a convegni e dibattiti cittadini e pubblicando alcune sue opere con editori peloritani. Sociologo al C.N.R.S., si dedica negli anni Cinquanta a ricerche, rimaste celebri, sul divismo, i giovani e la cultura di massa. Fonda, nel 1956, con altri intellettuali transfughi del P.C.F., che non hanno abbandonato l’idea comunista, la rivista “Arguments”, che si ispira alla rivista “Ragionamenti” di Franco Fortini, e durerà fino al 1962, trattando i temi politici centrali degli anni Cinquanta e Sessanta: il congelamento della lotta di classe nei paesi del “socialismo reale”, la nuova classe burocratica, la guerra d’Algeria, il gaullismo. Nel 1967, con Roland Barthes e Georges Friedmann, fonda “Communications”, di cui è tuttora direttore. Un soggiorno al Salk Institut nel 1969 lo mette a contatto con la teoria dei sistemi che costituirà il punto di partenza delle sue successive ricerche epistemologiche. Nel 1987 ha vinto il Premio Europeo “Charles Veillon”. Al centro dell’impegno politico e delle prime ricerche di Morin c’è una lucida e vivace analisi della cultura di massa quale complesso di miti, simboli e immagini della vita reale e della vita immaginaria, in cui l’uomo quotidianamente si attua e si riconosce. Successivamente Morin ha intrapreso una vasta indagine del rapporto natura-cultura in base al concetto di “complessità”. La cultura costituisce un sistema generatore di alta complessità in cui, a partire da un certo stadio dell’evoluzione, la complessità del cervello e la complessità culturale si implicano a un punto tale che il ruolo della cultura risulta indispensabile per la stessa evoluzione biologica. Il cervello è per Morin il più interno e il più esterno di tutti gli organi: la mente è nel mondo che è nella mente, quindi l’organizzazione del tutto si trova all’interno di una parte che è in questo tutto. Il sistema non possiede perciò una unità sostanziale, ma è un’unità paradossale, che si compone di elementi forniti al tempo stesso di una identità specifica o attuale e di una identità totale o virtuale in antagonismo tra loro: l’unità complessa del sistema crea e reprime a un tempo questo antagonismo. L’organizzazione nasce dalla differenza tra le parti, complementari, specializzate e in conflitto reciproco. Il prof. Vincenzo Lilla, morto a 68 anni, fu sacerdote e preside della Facoltà di Giurisprudenza della Regia Università di Messina dal 1886 al 1905. Nacque il 14 giugno 1837 a Francavilla Fontana (Br)

e frequentò sin da ragazzo le prestigiose Scuole Pie del fiorente Ginnasio-Liceo Imperiale retto dagli Scolopi a Francavilla. Indossata la talare divenne convittore nel Seminario diocesano S. Carlo Borromeo di Oria. Da allora intraprese la carriera di studioso, impiegando per gli studi fino a 12 ore al giorno. Passò tra i Frati Domenicani dove apprese «l’amore alle dottrine più ardue della più alta speculazione metafisica». Divenne insegnante di filosofia del diritto nella Regia Università di Napoli. Formatosi su S. Tommaso d’Aquino e sulle sue Summe, mostrò il suo valore di critico imparziale della filosofia. Si dedicò completamente allo studio della filosofia del diritto producendo molteplici validi contributi scientifici ed insegnando per 41 anni. Tra gli altri rimane celebre il suo lavoro «Critica sulla dottrina etico-giuridica di John Stuart Mill» grandemente apprezzato. Studiò a fondo il beato Antonio Rosmini, scrisse sulle fonti rosminiane e nell’anniversario della sua morte scrisse una poderosa monografia sull’essere ideale, che, invitato, lesse a Rovereto. Dall’Università di Napoli, dove insegnò prima e dopo le leggi eversive del 1866, si trasferì a Messina dove per lunghi anni, con ingegno poderoso insegnò filosofia, succedendo ad Antonio Catara Lettieri. Vivendo in città, ebbe modo di conoscere ed ammirare Padre Annibale che a sua volta lo considerava «dottissimo uomo, autore d’insigni opere filosofiche». Gli ultimi giorni di dicembre del 1901, gli si presentò una povera fanciulla in tenera età, orfana di entrambi i genitori, chiedendogli di interessarsi per essere accolta nell’Orfanotrofio del Canonico Di Francia. Per compiere questa azione pietosa, tenendo conto della delicata e tenera età della fanciulla, il Lilla non esitò a recarsi dal Di Francia per chiedergli l’ospitalità per la fanciulla. Invitato dal canonico messinese, il professore visitò il Quartiere Avignone dove ammirò l’avviata opera rogazionista e ne rimase profondamente impressionato. Allora si fece paladino del Di Francia nel chiedere la pubblica attenzione della città su quel lembo di terra ai bordi della Messina-bene giornalmente visitato da centinaia di poveri in cerca di cibo e suscitare la collaborazione contributiva. Per questo, con espressioni forti e vigorose, scrisse la sua memoria che al dire del Tusino, storico rogazionista, è una descrizione cruda, realistica, nella quale «descrive l’abbandono morale di quel Quartiere. Lo chiama pezzo di terra maledetta; dice che per il vizio anche il fioco lume del buon senso si era spento in quelle coscienze deturpate.”Accanto all’attività scientifica ed all’insegnamento, Lilla esercitò sempre il suo ministero sacerdotale. Padre Palma che lo aveva conosciuto sin da giovane e lo aveva avuto maestro, lo definisce «sacerdote di Dio e della scienza, invitto inquisitore della verità, critico profondo d’intelletti sovrani, sacerdote illuminato, educatore paziente e buono». Negli ultimi anni della sua vita scrisse «Saggi di sacra eloquenza» ed un discorso sull’Eucaristia. Volendo offrire personalmente un contributo, un sostegno di idee ed un incentivo ai dotti come alla gente semplice religiosa e laica di Messina, ad «ogni persona sennata e cristianamente educata», patriziato, borghesia e a tutti i ben pensanti perché avessero un occhio pietoso nei confronti della Pia Opera, Vincenzo Lilla diede alle stampe l’opuscoletto con l’editrice tipografica S. Giuseppe il 1902 e lo divulgò nella città di Messina.