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1 Maggio, il concerto del nulla

Sia chiaro, il concertone del 1° maggio non mi è mai piaciuto. L’ho sempre detestato e considerato una passerella di luoghi comuni e di ipocrisie. In aggiunta anche il carnet musicale composto prevalentemente da artisti emergenti sconosciuti (ma peggio ancora scarsi), alternativi o finti-alternativi.

Sono ormai lontane le edizioni in cui sul palco di San Giovanni si esibivano artisti come Fabrizio De Andrè, Battiato, Fossati, Mannoia, Vasco Rossi e persino gli Iron Maiden o Lou Reed.

E’ un susseguirsi di promesse in politichese, di bandiere rosse e arcobaleno e di una grande maggioranza di ragazzi che, provenienti da ogni parte d’Italia, trovano “cool”  scolarsi 20 bottiglie di birra  a testa, farsi le “bombe delle sei” (come cantava Venditti) in nome di un voler essere “contro” per la difesa dei diritti dei lavoratori. Slogan su slogan infarciti di

coretti banalmente utopici. Ma i lavoratori veri, in crisi e disperati, cos’hanno a che fare con tale kermesse? Nulla.

Ci si aspetterebbe che questi paladini dei sindacati affrontassero le piazze italiane e non “la piazza” circondata da telecamere. Lontani dai riflettori e a tu per tu con la crisi reale e con i pugni serrati di padri di famiglia che tirano a campare giorno dopo giorno.

Puntualmente, chi si presta a guardare questo obbrobrio “musicaltelevisivo” deve fare i conti con discorsi che sanno di muffa. Non occorre che qualche sconosciuto individuo sul palco ci ricordi, a mezzo rap, dell’eterna crisi e della precarietà, dei diritti da far valere e della corrotta classe politica nostrana.

Basta leggere i giornali, guardare la tv o passeggiare per strada (la cosa migliore) per renderci conto delle ingiustizie palesemente inflitte ai nostri ideali e ai nostri portafogli.

Quindi appuntamento al prossimo anno. Un consiglio: l’1° maggio 2013 andate al mare o in montagna. Fate qualsiasi cosa ma, per favore, spegnete la tv.