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“Salvami l’anima” di Serena Manfrè, un libro indisciplinato che arriva al cuore di chi legge

da sin. Michele Boscia, Amalia Caratozzolo, Serena Manfrè, Elisabetta Raffa, Giulia Fasolo

E’ stato presentato ieri presso la libreria Doralice il libro Salvami l’anima di Serena Manfrè. Ad aprire la conversazione fra lettori e scrittrice, il direttore di Messina.Sicilians Elisabetta Raffa.

“Mi ha colpito la capacità di descrivere le scene corali, cosa difficilissima -ha commentato. Serena sembra essere un burattinaio che gestisce i personaggi e il tutto è affrontato in maniera molto ironica. Nel suo dna c’è molto teatro e questo ha certamente influito nel linguaggio dei dialoghi”.

Presente anche Giulia Fasolo, fondatrice e proprietaria della Edizioni Smasher di Barcellona, che ha spiegato tra il serio il faceto il motivo che l’ha spinta a pubblicare l’opera della Manfrè.

“Sono sicura che ognuno di voi sia dentro il libro e la cosa sconvolgente è che ci sono anch’io. Scherzi a parte, abbiamo inserito nel nostro catalogo Salvami l’anima perché rappresenta esattamente le esigenze dei lettori del momento e c’è in esso qualcosa in cui ritrovarsi e scoprirsi”.

E continua sull’ossessione dei personaggi. “Tutti fanno un percorso che alla fine è d’amore. La realtà è che non si guarisce mai dalla propria “malattia” interiore, ma dobbiamo quantomeno cercare di stare bene”.

La conversazione è stata arricchita brani del libro letti da Michele Boscia e la scrittrice e giornalista Serena Manfrè ha confermato quanto anticipato Elisabetta Raffa e Giulia Fasolo. “Ho scritto questo libro perché forse sentivo la necessità di esorcizzare alcuni vissuti.

Prima ne era uscita solo una frase, che ho ripreso alcuni mesi dopo. I personaggi hanno tutti il desiderio di trovare un equilibrio, alla fine che cos’è la felicità se non questo? Non credo che esistano persone del tutto normali”.

“Perché il libro è ambientato in un centro di salute mentale e soprattutto perché con un così esplicito riferimento a Messina? -le ha chiesto Elisabetta Raffa”. “La scelta di un posto del genere è forse stata logistica. Avevo l’esigenza di mettere insieme tanti personaggi con le loro ossessioni e il loro rinascere. Tutti si rifugiano in questo luogo che ho identificato con la Rocca Guelfonia di Messina perché è un posto di cui ho un bel ricordo”.

Il pubblico ha riempito la saletta della libreria Doralice e si è creata un’atmosfera molto serena e familiare tra relatori e pubblico, che ha rivolto domande anche personali all’autrice. Ne è uscita così una conversazione su scrittura, tecniche narrative e scelte editoriali che ha sicuramente coinvolto e acceso l’attezione su Salvami l’anima, un libro indisciplinato, come l’autrice stessa ama definirlo. Ad arricchire gli spunti alla lettura, le xilografie di Amalia Caratozzolo che ha realizzato il ritratto di tutti i personaggi.

“Nessuno di loro ha volto, non perché non abbiano identità. E’ stato il mio modo per rappresentare la loro liberazione dalla malattia, uno svuotamento -ha spiegato”.

La Manfrè propone storie di follia e cure che a volte si intrecciano fra loro tanto, che non si riesce a capire chi sia il medico e chi il paziente. Un libro che induce a tante riflessioni sulla felicità, sull’amore e sui disagi interiori che ognuno di noi sperimenta nel corso della propria vita.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.